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Archive for the ‘Mobing genitoriale’ Category

Pillole: Tradizione


Jenische4Da secoli vive in Svizzera una popolazione  d’origine zingara, gli Jenische, diffusa anche in Francia, Germania, Austria ed altri paesi europei. Sono in genere piccoli artigiani e commercianti ambulanti.

Nel 1926 una società “filantropica” svizzera, la Pro Juventute, creò una sezione destinata … una sezione destinata ai figli degli Zingari e degli Jenische, l’Opera di soccorso per i figli della strada. I bambini venivano rinchiusi in istituti e ogni contatto con i parenti veniva loro impedito: veniva cambiato loro il nome perché le famiglie non potessero rintracciarli e si diceva loro che i genitori erano morti.

Venivano poi affidati soprattutto a contadini, senza alcun intervento del tribunale. Parecchie ragazze furono sterilizzate. Tutto ciò per estirpare la mala erba del nomadismo, per estinguere le genti nomadi ‘asociali’ per antonomasia e quindi pericolose per una società ordinata bene amministrata. Un vero e proprio genocidio culturale. In un rapporto del 1950 l’istituzione si vantava che ben cinquecento bambini (di una popolazione di circa 35.000 persone) avevano ‘beneficiato’ di queste misure…Verso la fine degli anni sessanta gli Jenische si organizzarono nella Radgenossenschaft del Landstrasse (Associazione della ruota della strada maestra) e assieme a Pro Zigania Svizzera iniziarono una lotta giuridica e politica, che portò nel 1973 alla chiusura della sezione per i figli della strada della Pro Juventute. Nel 1986 il presidente della Confederazione elvetica, Alfons Egli, chiese pubblicamente scusa. Poco dopo fu istituito un fondo per la ricostituzione delle famiglie, ma per la maggior parte di loro è ormai troppo tardi.

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Mariella Mehr è una ‘figlia della strada’, una delle oltre seicento piccole vittime strappate alle famiglie. Scrittrice, poetessa, giornalista, si è attivamente impegnata contro i soprusi e le violazioni dei diritti più elementari della sua gente ed ora, in questo libro, ci offre la sua storia emblematica della psicoterapia che le ha permesso di uscire dai sentieri della follia, su cui le ‘misure educative’ l’avevano avviata. Già sua madre era stata oggetto delle ‘cure’ della Pro Juventute. Strappata a cinque anni alla famiglia, istituzionalizzata fino a venticinque anni, era affondata in una schizofrenia paranoica che l’aveva portata a tentare di uccidere la stessa figlia, nata prematura il 27 dicembre 1947, una data che segna l’inizio di una immane lotta per sopravvivere nonostante tutto, sostenuta dalla forza dell’odio, in una chiusura autistica col silenzio quale unica arma di difesa contro l’aggressione esterna. “In realtà sono caduta in un oceano di disgusto, di freddo, di esilio. l’odio e la disperazione di mia madre mi hanno vomitata in un paesaggio di orrore. Mi ha fatta pietrificare prima ancora di essere vissuta”. La bambina diventa un urlo, un urlo disperato, pietrificato e Steinzeit, tempo di pietra, è significativamente il titolo originale del libro.

Jenische2Tutta la sua storia è una storia di violenze inaudite. Da piccola viene rinchiusa al buio, picchiata per la sua paura, la sua solitudine, il suo mutismo. Poi le viscide attenzioni di un ‘padre’ affidatario, la violenza carnale di un medico, gli elettroshock ripetuti, le terapie chimiche estreme perché ritenuta un ‘caso incurabile’, esibita nelle lezioni cliniche come esempio tipico di una razza tarata, la vita disperata alla ricerca di se stessa in una città simbolicamente chiamata Zero.

E quando il bisogno di un minimo di calore umano la spinge fra le braccia di un uomo, viene ancora punita con il carcere e il figlio, il piccolo Cristoforo, le è tolto per sempre.

È tutto un susseguirsi di brandelli di ricordi, che straziano la coscienza, che si richiamano, si accavallano, scavano sempre più a fondo nel subconscio, si compongono fino a tracciare il quadro allucinante delle vicissitudini di Silvana, di una creatura marchiata sin dalla nascita dalle assurde teorie dell’ereditarietà negativa delle genti nomadi, quelle stesse teorie che hanno portato al genocidio degli Zingari sotto il Nazismo, un olocausto dimenticato che contò più di mezzo milione di vittime.

Jenisch3Ma il libro vuol essere anche un appello per quanti hanno a cuore il destino dei bambini, in particolare per quelli istituzionalizzati, esseri senza diritti anche nella civilissima Svizzera, perché non venga meno la comprensione e un soffio di calore umano “per i cuori infantili mutilati dall’assenza di amore”, perché non tutti hanno la sua forza di analizzarsi fino allo strazio delle immagini fantasmagoriche della paura, rese con grande forza poetica, al di sopra di una società che copre con un manto di ipocrita moralità un mondo di malvagità.

(da “Storia dei bambini Zingari” estratto di Mirella Karpati)

Oggi la storia non è cambiata. Mio figlio fu sequestrato dal Pretore razzista Pedrotti con aiuto di numerosi funzionari (menzionati con nome e cognome nelle pagine precedenti), fu distrutta la mia attività professionale e ritirato il permesso di residenza C dopo 38 anni di permanenza in Svizzera.

Finora nessuno ha fatto nulla per correggere questa ingiustizia, ne gli attori, ne le autorità e nemmeno le numerose organizzazioni non governative, abbondantemente finanziate dai fondi pubblici e ufficialmente dichiarate di protezione dei figli e dei genitori.

Dal 1928 non è cambiato nulla. I bambini degli “stranieri” in Svizzera rimangono la libera preda dei xenofobi annidati a tutti livelli delle autorità e della società.

Pillole: Abbandonando la società 1


The Sexodus, Part 1: The Men Giving Up On Women
And Checking Out Of Society

 

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Oggi, il blog Breitbart.com ha pubblicato il primo dei due articoli della serie. Potete leggerlo qui in originale. Se siete interessati ma non padroneggiate bene l’Inglese, fatemelo sapere nei commenti qui sotto, e dedicherò il tempo necessario per la traduzione.

Leggetelo fino in fondo. Non voglio sembrare poco modesto, ma io queste cose le ho scritte proprio in questo blog il 9 marzo del 2011 sotto il titolo “Un po’ di teoria sessuale”.

Pillole: in-Gulfi-ta

1 giugno 2014 3 commenti

Inizio dove iniziano tutte le storie, le fiabe, le favole e le truffe politiche, cioè all’inizio. Correva l’anno 2014, il diciassettesimo giorno del mese d’aprile. La televisione della Sonnestube della mamma Elvezia trasmise il Falò con la Comandante Capo della Polizia Cantonale, Michela Gulfi Rigamonti, specialista nella prevenzione dei reati contro minori (che titolo ridondante!)

MichelaGulfi2C’è sempre una ragione per una apparizione simile e anche questa non era stata un’eccezione. La CC della Polca sentì la pressione dai lettori e critici del mio blog e di tante altre voci che si levano diariamente contro Pretori, procuratori Pubblici, enti sociali di ogni tipo e la Polca stessa per interventi a senso unico e con ideologia socialista-femminista di tipo più vile e dannoso. Vile, poiché assesta coltellate nella schiena dei padri divorziandi, e dannoso, poiché distrugge ai bambini il loro focolare sicuro, allontanando una parte delle persone di loro riferimento e agevolandone la sostituzione con estranei incuranti e spesso indifferenti, malevoli o addirittura veramente cattivi e dannosi.

La Signora CC della Polca si è quindi avventurata sul mio campo minato, senza sapere dove veramente si trovava. Il giorno successivo ricevette la mia posta elettronica seguente:

Gentile Signora ecc. ecc.,

Ho visto la sua apparizione in Falò e accetto il Suo invito a denunciare i reati contro minori nell’ambito famigliare. Allo scopo della presente denuncia dovrà purtroppo considerare, che fanno parte della “famiglia”, rea di tali crimini, anche le persone non consanguinee e non legate da una unione coniugale o di convivenza.

Antecedenti (legga qui, se non l’avesse già fatto mille volte): denuncia pubblica dei fatti antecedenti

Sono certamente moderatamente felice, che Lei sia ritornata dall’indagine sui pesci-palla a Charme-El-Sheikh sana e salva e che gli squali locali non abbiano preferito la carne di poliziotta Svizzera al posto di quella dei turisti Italiani e Francesi.

Denuncia: con la presente denuncio quindi Lei e i suoi complici, pretore Pedrotti, la fu PP Manuela Minotti Perrucchi, l’avvocato Guidicelli, psicologhe, membri delle varie istituzioni coinvolte (tutte!), ignoti associati delle varie istituzioni femministe, lesbo, socialiste e comuniste, oltre a quanti altri potessero risultare coinvolti nel corso delle indagini, per aver prodotto falsi attestati, per aver giurato falsamente e presentato false denunce, per aver agito scientemente o sotto l’influsso di pregiudizi ideologici, sciovinisti e razzisti, di droghe legali e/o illegali (secondo la legislazione Svizzera), per aver proferito minacce (suoi colleghi di lavoro e/o subalterni) e per aver agito in qualsiasi modo legale o illegale, palese o occulto, allo scopo di:

1) Impedirmi con ogni mezzo di difendere mio figlio minorenne dalle aggressioni di sua madre e del convivente della stessa

2) Distruggere la mia attività professionale e con questo le mie fonti di reddito

3) Diffamarmi presso clienti, fornitori, amici, conoscenti e tutta la società civile

4) Montare un falso processo per violazione (inesistente!) della LFid

5) Nominare persone di parte, non qualificate a produrre analisi e opinioni di “esperti” da usare nell’ambito procedurale

6) Falsificare orari nei rapporti ufficiali di Polca per rubare fondi delle assicurazioni a beneficio di membri del corpo di polizia

7) Rubare la parte più importante della mia collezione d’armi, comprata in modo legale e con permessi dell’ufficio competente

8) Impedire ogni contatto con mio figlio e fare in modo che egli continui a vivere sotto il controllo esclusivo di sua madre

9) Provocare la cancellazione del mio domicilio in Svizzera e fare in modo che sia condannato e ricercato per reati mai commessi o che comunque non sarebbero stati tali se non ci fossero le condanne fasulle (LFid) e provocate dal Pretore (alimenti).

Situazione attuale:

Quando visse con me, mio figlio era il primo della classe, un bambino solare e aperto, intelligente e con mille progetti per la vita. Ora vive da quasi diciottenne moralmente distrutto, chiuso, passivo e impaurito. Viene tutt’ora maltrattato psichicamente dalla madre (cocainomane) e abusato fisicamente dal suo convivente. Ha ripetuto due volte l’anno e anche ora sta al limite di essere congedato dall’istituto.

Tutto questo, grazie a Lei e ai suoi complici summenzionati. Non credo in Dio come non credo nella Sua sincerità. Ha abbandonato mio figlio per una vacanza, ha minacciato me per le Sue idee politiche, sessuali e sociali. Ha contribuito forse in modo determinante alla mia distruzione e alla distruzione e alienazione di mio figlio.

Complimenti, Comandante Capo della Polizia, unita speciale di distruzione di famiglie, figli e padri di famiglia in particolare.

Vedrò il seguito della presente denuncia con un’indagine vera a carico dei malfattori, in particolare della madre e del suo convivente, oppure scaricherà la Sua ira contro di me e scapperà un’altra volta in qualche luogo esotico per un’indagine sul sesso degli angeli?

Distintamente,
N N alias José Ortiga Renegado

E poi silenzio fu. A distanza di cinque giorni le mandai la seconda lettera:

Gentile Signora ecc. ecc.,

Cinque giorni sono tanti per pensare, se Lei fosse stata sincera e con determinazione vera di agire come parla. Mio figlio viene picchiato a intervalli stretti da un uomo estraneo alla famiglia e ricattato da sua madre (che al tempo del nostro incontro sniffava cocaina e fumava erba, e probabilmente non ha cambiato i vizi) e io, grazie al gruppo “separazione programmata delle famiglie” e “distruzione dei padri”, legalmente non posso farci nulla e illegalmente non me la sento di procedere.

Essere genitori, madri o padri, non è un diritto ma un dono, un regalo, un privilegio. I genitori non sono proprietari dei loro figli ne da minorenni ne dopo i 18 anni. Ha mai pensato, che l’apparato repressivo di polizia e il “potere giudiziario” (che orrore questa nomenclatura!), del quale Lei fa parte, considera in realtà i bambini alla stregua di proprietà, di schiavi, che vanno assegnati alla mercé delle madri, che possono fare quello che a loro piace e pare?

Lei mi avrebbe potuto rispondere con diniego o con affermazione di pronta azione a carico dei torturatori di mio figlio, ma mi avrebbe dovuto rispondere. Invece ha scelto il silenzio ……. e, forse, ritorsioni nei miei confronti. Con me non funziona più cosi. Mi avete distrutto tutto e non potete più farmi del male nemmeno uccidendomi. Forse lo contrario.

Chi odia gli altri odia sempre inconsciamente anche se stesso. L’odio alimenta il caos e le sue cellule impazziscono e si trasformano in cancro. Così mori Chavez e così si autodistrusse Manuela Minotti Perucchi. Lei mi odia poiché rappresento il contrasto tra quello che Lei sogna e quello che Le hanno insegnato e imposto di fare. Non lo faccia più. Questo é un gioco, che uccise Chavez e Manuela.

Non Le scriverò più, ma non finisce qui. Posso far parlare Falò anche del mio caso e della verità dietro le Sue belle parole pubbliche. E lo farò.

Distintamente,
N.N.

Passò aprile, passò maggio e siamo entrati nel periodo delle pagelle e delle future vacanze. La Comandante Capo Manuela Gulfi Rigamonti continua a tacere. Dov’è il suo impegno di proteggere bambini e adolescenti, tanto pomposamente dichiarato in Falò? La signora Polca tace e continua a fare quello che sa di meglio: niente, se si tratta di proteggere i padri e figli, tutto se invece va in guerra per una madre traditrice e i piccoli schiavi del suo convivente – patrigno.

Tace ma non riposa. Le donne in carriera, anche (o sopratutto) quando le rughe di cattiveria le demoliscono la faccia e gli uomini spariscono dai dintorni, si riciclano e si consolano con i soldi.  Ho già visto le situazioni simili a Milano e a Ljubljana. Una funzionaria pubblica e l’altra procuratrice pubblica. Entrambe sul fronte anti-padri-figli. Entrambe hanno formato una fondazione di protezione dei bambini stile one-(wo)man-band per mungere i fondi pubblici. Possibile che la Comandante Capo fosse un eccezione? Il 10.10.2011 nacque la FONDAZIONE DELLA SVIZZERA ITALIANA PER AIUTO, SOSTEGNO, PROTEZIONE INFANZIA (ASPI). Socio unico, firmatario unico, beneficiario (???) unico: Michela Gulfi Rigamonti di Rovio. Voglio sapere quanti soldi ha raccolto, quante sovvenzioni ha ricevuto e dove li ha spesi. Chi lo sa, parli ora! Garantisco l’anonimato.

MichelaGulfiMi hanno accusato di essere colpevole della repentina malattia e morte di Manuela Minotti Perrucchi. Lo stesso hanno detto per la disgrazia di un’avvocata, che ha tentato di truffarmi e danneggiarmi e della giudice Slovena che soffre di tumore e che non durerà fino a Natale. Dicono che oltremare ho imparato la magia nera, che sgozzo i galli e gatti neri, che faccio bambole Woo-Doo e simili fesserie. Vox Populi. Forse dovrei provare se ho davvero i poteri. Non si sa mai.

Vi chiederete perché quella faccia incavolata di Michelina? Voi non lo sapete ma Michela ed io si: durante il fine settimana seguente al Falò il tag “Michela Gulfi” ha fatto raggiungere dal Google il mio blog con sei volte tanti utenti quanti hanno raggiunto tutte le altre pagine dell’Internet insieme. Grazie Michi!

Uxoricidio a rovescio …. senza rimorsi.

10 luglio 2013 1 commento

L’articolo seguirà domani, ma per quelli che capiscono bene l’inglese-americano… si siedano e ascoltino bene….. e ripensino in altra chiave a tutto quello che pensavano finora del matrimonio. Un appunto per le lettrici: quando vi lamentate della violenza maschile, ricordatevi che le donne uccidono e maltrattano quanto gli uomini, ne più ne meno.  Non facciamola maschilista o femminista. l’uccisione del coniuge é paritaria.

Uccidere é meglio che divorziare!

In queste pagine esiste già un articolo sull’argomento con un caso concreto, dove la giustizia non volle indagare, per proteggere la “madre” trattando l’uomo come “danno collaterale” senza valore. “Pillole: attentato

Pillole: maschi e femmine a scuola

14 febbraio 2013 2 commenti

Maschi e femmine a scuola di Claudio Risé

Oggi vi presento un articolo del Sig. Claudio Risé, che mi é stato presentato in questo modo da amico Roberto:

L’articolo é in netta contro tendenza, politically uncorrect, e ribadisce che uguaglianza nel diritto non è diritto all’uguaglianza, perché siamo e rimaniamo diversi, e questa radicale diversità biologica-psicologica-affettiva, deve finalmente essere presa in considerazione e rispettata. Altrimenti il medioevo non è solamente alle nostre spalle, ma dinanzi a noi.

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La domanda che ho posto all’amico Roberto é: sarà poiché le donne hanno davvero minori capacità intellettive degli uomini o solo poiché si lasciano guidare da poche terroriste psicotiche? La mia risposta é la seconda, poiché ci sono pure uomini stupidi dalla loro parte, come alcuni pretori, procuratori pubblici. giudici, avvocati, tutori, psicologi, politici e altri idioti e furbastri che ci mettono il loro scodellino dove cola il miele dalla botte degli affari “legali”. Non gli elenco per nome e cognome per non dar loro l’importanza che non meritano ma, che peraltro hanno già avuto grazie anche alle pagine precedenti di questo blog.

Io naturalmente dissento alle affermazioni di Roberto, ma in modo radicale: i movimenti femministi ci hanno portato il medioevo già in casa, distrutto il futuro dei nostri figli maschi e ridotto al lastrico (e a volte al suicidio) gli uomini che si sono opposti a questo delirio sessista.

Leggiamo insieme l’articolo del Sig. Claudio Risé

“Genitori, insegnanti, opinionisti, tutti in Italia e altrove sono preoccupati per i ragazzi. Vanno male a scuola, non stanno attenti, sono scarsamente interessati a quasi tutto. Insomma un disastro. E’ tutto (New York Times compreso) un chiedersi come mai questo accade, e un accettare scommesse sulla prossima estinzione del maschio.

Qual è dunque la realtà?

Cominciamo col dire che è tutto vero: i maschi (e non solo i ragazzi), sono in un mare di guai. Quali le cause, per i più giovani? Cominciamo dalla scuola, dove la questione è ben visibile, con le ragazzine studiosette e i maschi disperati. Come mai? Beh, l’attuale impostazione didattica, preoccupata dall’eguaglianza, ha dimenticato che i maschi e le femmine, dai 13 anni ai 18, sono completamente diversi. Per esempio (non è cosa da poco) le ragazzine sono già quasi perfettamente a posto con lo sviluppo. Mentre i maschi stanno appena cominciando a capire come sopravvivere ai bombardamenti ormonali che da lì alla maggiore età assorbiranno gran parte delle loro energie e della loro attenzione, anche se cercheranno di non farlo capire.

Gridare per imporre

Gridare per imporre

E’ sempre stato così: è vero. Ma fino a pochi decenni fa le classi erano diverse per i maschi e le femmine, con insegnanti diversi, a seconda del sesso e della loro sensibilità. C’erano insegnanti che si trovavano meglio coi ragazzi ed altri con le femmine, e le scuole venivano organizzate anche tenendo conto di questo, che non è una “discriminazione”, ma un aspetto del carattere e della personalità.

Insegnare ai ragazzi, richiede un maggior interesse allo sport, al movimento, al parlarne e cercare di farlo; così come insegnare e stare con le ragazze trae vantaggio da una maggior attenzione ai temi sentimentali.

Malgrado l’enorme sforzo di spianamento fatto negli ultimi quarant’anni i due sessi rimangono biologicamente e psicologicamente diversi, soprattutto in quel cruciale periodo di formazione. Per funzionare coi ragazzi devi fargli capire il lato avventuroso del sapere, e movimentare lo stare a scuola. Non facile, per un corpo insegnante ormai quasi completamente femminilizzato, e con l’ossessione dei “moduli” di insegnamento uguali per tutti.

Molti ragazzi riescono comunque: ma fanno sudare sette camicie le povere insegnanti, e sbuffare la compagne che devono rallentare per “colpa” loro. Molti altri, però, entrano nel tritacarne dei brutti voti, debiti e bocciature, e non sempre riescono poi a “rientrare” nei processi formativi e produttivi. E’ per questo che molti paesi sono rimasti in buona parte con classi separate (come l’Inghilterra), ed altri discutono se non tornarci, come gli Stati Uniti dove l’idea è già stata testata, con l’approvazione di Hillary Clinton.

05a5bRosarium#5and5aIl problema non è però, almeno per ora, di ripristinare classi separate per maschi e femmine, quanto quello di accettare che l’educazione di massa “unisex” per maschi e femmine non funziona perché i due sessi sono diversissimi tra loro soprattutto nei due “settenni”, dai 7 ai 21 anni. E’ necessario che ognuno dei due sia seguito con empatia per le caratteristiche psicologiche del proprio sesso. Il problema del resto non riguarda solo i maschi. Lo sa bene l’analista quando si trova ad aiutare donne non più ragazzine che scoprono di dover recuperare un “femminile” ancora sconosciuto, perché cresciute come se la “differenza” fosse un puro dato biologico, e non anche affettivo, simbolico, ed anche cognitivo.

Non c’è alcun dubbio che maschi e femmine siano uguali nella dignità umana, nei diritti e nei doveri. Adesso però cerchiamo di ricordare dove sono diversi. O saranno guai per tutti.”

Vorrei ricordare lo scontro frontale con la maestra di mio figlio all’Istituto Elvetico, che ho già menzionato in un precedente articolo. Demenza totale, incomprensione della differenza tra maschi e femmine e fallimento didattico. Riusciremo a fare la pulizia di questi isterismi prima che l’Europa affondi e venga sommersa dagli immigrati di ogni parte che hanno invece usufruito della sana educazione diversificata, adatta al loro sesso. Alle donne vere piacciono gli uomini maschili, colti e di successo, non metro-sessuali indefiniti come quelli che ci vogliono imporre le tonte femministe. Ora vediamo, care socie di Soroptimist e confraternite simili, chi sarà la valchiria che mi insulterà per prima?

Segnalo un altro articolo interessante http://maschiselvatici.blogsome.com/2012/08/04/falsa-eguaglianza-falsa-liberta-il-caso-dei-maschi-in-gonnella-al-college-di-oxford/

L’ammissione di colpa

20 gennaio 2013 3 commenti

Venerdí, 18 gennaio 2013, sulle pagine de La Regione è stata pubblicata la lettera che i procuratori pubblici Antonio Perugini, Arturo Garzoni e Moreno Capella hanno voluto scrivere in memoria della collega (o approfittando dell’opportunità per “apparire”). Leggiamo insieme l’inizio:

“Stimata collega, Cara Manuela, il destino ha voluto che noi e altri colleghi potessimo conoscerti meglio solo in questi ultimi giorni del tuo tribolato calvario. È ciò che più ci rammarica profondamente e di cui non ci si può che pentire. Pur convivendo per anni sotto lo stesso “tetto” istituzionale, la disattenzione e la superficialità di cui tutti siamo maestri, ha lasciato che scoprissimo ….. bla, bla, bla, bla….

Avete letto bene ….. “la disattenzione e la superficialità di cui tutti siamo maestri…” ? Dunque, gli esimi PP Perugini, Garzoni e Capella ammettono pubblicamente che sono maestri di superficialità e disattenzione. A parte il fatto che Il Mattino agli inizi della sua vita cartacea ha fatto di affermazioni simili sui giudici il proprio cavallo di battaglia, che il sito del Movimento Papageno l’ha scritto migliaia di volte e che Chritopher Lloyd ha impersonato con maestria la figura del magistrato di questo tipo nella divertente pellicola “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, io sono stato pesantemente attaccato tramite lettere, anche intimidatorie, per averlo scritto nel mio blog (vedi altri articoli qui a lato).

Faccio una domanda retorica all’esimio Presidente del Consiglio della Magistratura: Secondo Lei, le persone disattente e superficiali, addirittura maestri di disattenzione e superficialità, sono idonei alle cariche dei Procuratori Pubblici, Pretori, Giudici e personale di pulizia del Palazzo?

Non fraintendetemi, non sto criticando ne fraintendendo la frase di circostanza, detta al funerale della collega dai summenzionati PP, ma del fatto che l’hanno sparata tanto grossa e manco se ne sono resi conto. L’avesse detta il Cav. Silvio Berlusconi, l’Italia sarebbe stata scossa da Trieste a Lampedusa da un terremoto giornalistico di nono grado Richter, in Ticino, l’unico a notare la stupidità dei PP fu il Cav. José Ortiga, lo scribacchino di questo blog. Forse é meglio che vi guardate ancora una volta il DVD di Roger Rabbit, per non piangere.

Manuela Minotti Perucchi

Deputati allo sbando


Riporto qui di seguito la lettera mandata da signor Roberto all’indirizzo della signora Gina La Mantia sul sito del Partito Socialista, chiaramente schierato contro i padri tramite i loro deputati, giudici e pretori.

Gridare per imporre

Sono spiacente dover contraddire i vostri bei discorsetti, ma un conto è provare impotenti e sulla propria pelle annose iniquità, umiliazioni, offese e ricatti, e dover pagare un “lutto” che non finisce mai, quale la perdita di un figlio comporta, un altro conto è scrivere come fate qui. Oltre a dimostrare una certa ignoranza nella distinzione da farsi fra “autorità parentale congiunta” e bigenitorialità, affido paritetico in regime di separazione, di mostrate una certa dose di insensibilità alla sofferenza di molti bambini “orfani di padre vivo”, scarse capacità empatiche verso la sofferenza di molti padri.

Eccovi le affermazioni di una donna (sig.ra Sarah Viola), a quanto pare scomode e perciò ignorate, che possiede formazione ed anni di esperienza professionale, di grande valore nel contesto della separazione e del divorzio: «La violenza fisica femminile, non è solo credibile ma è ahimè un dato reale. Non è così potente come quella maschile, spesso i padri non reagiscono di fronte a certi momenti di aggressività delle donne … Quotidianamente, anche nella mia professione, vedo un’escalation di aggressività femminile nei confronti degli uomini … vede, le donne hanno un difetto, pensano di avere sempre ragione e quando non vedono riconosciute le loro ragioni diventano veramente molto violente, più di quanto ci si possa immaginare … C’è una recrudescenza dopo la legge 155, l’ultima legge sul diritto di famiglia, quella dell’affido condiviso che prevede la genitorialità condivisa. Direi che le donne si sono ulteriormente agguerrite perché si sentono minacciate nella loro primaria importanza presso i figli e non accettano facilmente questa parità … Non sono pronte e a volte diventano veramente aggressive, vogliono i figli a tutti i costi ! … Mi è capitato di seguire coppie in cui i padri erano già stati prosciolti (dall’accusa di violenze o abusi sessuali) dalle indagini e assolti completamente, quindi si trattava di ricostruire questo rapporto interrotto tra padre e figli, e mi è capitato purtroppo di constatare il dispiacere della mamme di fronte a questi risultati, invece di essere rassicurata una mamma di fronte al fatto che gli viene detto che il suo marito (non è colpevole) … forse non ci credeva, o forse sperava in realtà che ci fosse una colpa in questo uomo che gli permettesse di vivere i figli in modo quasi esclusivo. Io non voglio dire che i papà sono tutti degli angioletti e che le mamme sono tutte cattive, ci mancherebbe, ma le donne spesso confondono il proprio livore, il proprio dispiacere, anche i torti che hanno subito dal compagno con la necessità che questo compagno rimanga padre a tutti gli effetti e (intervistatore: vogliono cancellarlo dalla propria vita ma anche dalla vita dei figli) … in modo da punirlo”.

“Gli Stati si impegnano a garantire il principio secondo il quale entrambi i genitori hanno comuni responsabilità per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo”. Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo (New York 20.11.1989) – ART.18 / bigenitorialità Art. 11

“Gli stati membri si impegnano a non separare i figli dai genitori contro la loro volontà”. Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo.

La Svizzera ha sottoscritto questi accordi internazionali 22 anni fa: perché allora insistere nel costringere i bambini a scegliere un genitore? Considerando l’attuale giurisprudenza Svizzera nei casi di separazione e di divorzio, come pure le attuali insistenti richieste della Consigliera Federale sig.ra Sommaruga, risulta evidentissimo che la bigenitorialità non è un concetto economicamente allettante. Non si pensa (e non si vuole pensare!) al diritto del bambino ad avere una madre ed un padre equamente attivi nel suo accudimento e nella sua educazione.

Quindi, al contrario del padre che desidera e vuole fare il padre anche dopo la separazione, al figlio si impone solo l’affido esclusivo (95% dei casi alla madre, 5% in Istituti o al padre) ed al padre l’allontanamento forzato dalla vita del figlio e del denaro da versare (anche fino a ridurlo alla miseria più radicale).

Distinti saluti, Roberto.