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Pillole: maschi e femmine a scuola


Maschi e femmine a scuola di Claudio Risé

Oggi vi presento un articolo del Sig. Claudio Risé, che mi é stato presentato in questo modo da amico Roberto:

L’articolo é in netta contro tendenza, politically uncorrect, e ribadisce che uguaglianza nel diritto non è diritto all’uguaglianza, perché siamo e rimaniamo diversi, e questa radicale diversità biologica-psicologica-affettiva, deve finalmente essere presa in considerazione e rispettata. Altrimenti il medioevo non è solamente alle nostre spalle, ma dinanzi a noi.

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La domanda che ho posto all’amico Roberto é: sarà poiché le donne hanno davvero minori capacità intellettive degli uomini o solo poiché si lasciano guidare da poche terroriste psicotiche? La mia risposta é la seconda, poiché ci sono pure uomini stupidi dalla loro parte, come alcuni pretori, procuratori pubblici. giudici, avvocati, tutori, psicologi, politici e altri idioti e furbastri che ci mettono il loro scodellino dove cola il miele dalla botte degli affari “legali”. Non gli elenco per nome e cognome per non dar loro l’importanza che non meritano ma, che peraltro hanno già avuto grazie anche alle pagine precedenti di questo blog.

Io naturalmente dissento alle affermazioni di Roberto, ma in modo radicale: i movimenti femministi ci hanno portato il medioevo già in casa, distrutto il futuro dei nostri figli maschi e ridotto al lastrico (e a volte al suicidio) gli uomini che si sono opposti a questo delirio sessista.

Leggiamo insieme l’articolo del Sig. Claudio Risé

“Genitori, insegnanti, opinionisti, tutti in Italia e altrove sono preoccupati per i ragazzi. Vanno male a scuola, non stanno attenti, sono scarsamente interessati a quasi tutto. Insomma un disastro. E’ tutto (New York Times compreso) un chiedersi come mai questo accade, e un accettare scommesse sulla prossima estinzione del maschio.

Qual è dunque la realtà?

Cominciamo col dire che è tutto vero: i maschi (e non solo i ragazzi), sono in un mare di guai. Quali le cause, per i più giovani? Cominciamo dalla scuola, dove la questione è ben visibile, con le ragazzine studiosette e i maschi disperati. Come mai? Beh, l’attuale impostazione didattica, preoccupata dall’eguaglianza, ha dimenticato che i maschi e le femmine, dai 13 anni ai 18, sono completamente diversi. Per esempio (non è cosa da poco) le ragazzine sono già quasi perfettamente a posto con lo sviluppo. Mentre i maschi stanno appena cominciando a capire come sopravvivere ai bombardamenti ormonali che da lì alla maggiore età assorbiranno gran parte delle loro energie e della loro attenzione, anche se cercheranno di non farlo capire.

Gridare per imporre

Gridare per imporre

E’ sempre stato così: è vero. Ma fino a pochi decenni fa le classi erano diverse per i maschi e le femmine, con insegnanti diversi, a seconda del sesso e della loro sensibilità. C’erano insegnanti che si trovavano meglio coi ragazzi ed altri con le femmine, e le scuole venivano organizzate anche tenendo conto di questo, che non è una “discriminazione”, ma un aspetto del carattere e della personalità.

Insegnare ai ragazzi, richiede un maggior interesse allo sport, al movimento, al parlarne e cercare di farlo; così come insegnare e stare con le ragazze trae vantaggio da una maggior attenzione ai temi sentimentali.

Malgrado l’enorme sforzo di spianamento fatto negli ultimi quarant’anni i due sessi rimangono biologicamente e psicologicamente diversi, soprattutto in quel cruciale periodo di formazione. Per funzionare coi ragazzi devi fargli capire il lato avventuroso del sapere, e movimentare lo stare a scuola. Non facile, per un corpo insegnante ormai quasi completamente femminilizzato, e con l’ossessione dei “moduli” di insegnamento uguali per tutti.

Molti ragazzi riescono comunque: ma fanno sudare sette camicie le povere insegnanti, e sbuffare la compagne che devono rallentare per “colpa” loro. Molti altri, però, entrano nel tritacarne dei brutti voti, debiti e bocciature, e non sempre riescono poi a “rientrare” nei processi formativi e produttivi. E’ per questo che molti paesi sono rimasti in buona parte con classi separate (come l’Inghilterra), ed altri discutono se non tornarci, come gli Stati Uniti dove l’idea è già stata testata, con l’approvazione di Hillary Clinton.

05a5bRosarium#5and5aIl problema non è però, almeno per ora, di ripristinare classi separate per maschi e femmine, quanto quello di accettare che l’educazione di massa “unisex” per maschi e femmine non funziona perché i due sessi sono diversissimi tra loro soprattutto nei due “settenni”, dai 7 ai 21 anni. E’ necessario che ognuno dei due sia seguito con empatia per le caratteristiche psicologiche del proprio sesso. Il problema del resto non riguarda solo i maschi. Lo sa bene l’analista quando si trova ad aiutare donne non più ragazzine che scoprono di dover recuperare un “femminile” ancora sconosciuto, perché cresciute come se la “differenza” fosse un puro dato biologico, e non anche affettivo, simbolico, ed anche cognitivo.

Non c’è alcun dubbio che maschi e femmine siano uguali nella dignità umana, nei diritti e nei doveri. Adesso però cerchiamo di ricordare dove sono diversi. O saranno guai per tutti.”

Vorrei ricordare lo scontro frontale con la maestra di mio figlio all’Istituto Elvetico, che ho già menzionato in un precedente articolo. Demenza totale, incomprensione della differenza tra maschi e femmine e fallimento didattico. Riusciremo a fare la pulizia di questi isterismi prima che l’Europa affondi e venga sommersa dagli immigrati di ogni parte che hanno invece usufruito della sana educazione diversificata, adatta al loro sesso. Alle donne vere piacciono gli uomini maschili, colti e di successo, non metro-sessuali indefiniti come quelli che ci vogliono imporre le tonte femministe. Ora vediamo, care socie di Soroptimist e confraternite simili, chi sarà la valchiria che mi insulterà per prima?

Segnalo un altro articolo interessante http://maschiselvatici.blogsome.com/2012/08/04/falsa-eguaglianza-falsa-liberta-il-caso-dei-maschi-in-gonnella-al-college-di-oxford/

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  1. 15 febbraio 2013 alle 11:05

    Grazie Uomo Linux, come sempre il Tuo intervento é molto azzeccato e comprensibile anche a quelli seduti sulle orecchie. Speriamo che lo leggano le “socie” e le maestre. Grazie.

  2. Uomo_Linux
    15 febbraio 2013 alle 08:49

    Caro José,
    a questo punto si potrebbe pensare di aprire un blog che riguarda l’educazione dei “cuccioli d’uomo” [utilizzo il maschile per semplicità di lettura in tutto l’intervento; chiaramente scrivendo uomo intendo uomo e donna, se non esplicitamente indicato], vista l’ampiezza dell’argomento.
    Gli animali hanno l’istinto che li domina e fra loro tutto funziona bene da millenni. L’uomo, il quale si ritiene intelligente e superiore agli altri animali (a mio modo di vedere è ancora da provare!), ha lasciato gli istinti da parte per introdurre insegnamenti pensati e legiferati da chi, per usare una sua espressione, ha o vorrebbe avere il “delirio d’onnipotenza”.
    Le diversità culturali lo testimoniano, quello che è buono per l’uomo in Cina non lo è in America e/o in Europa, passando per Africa e Oceania! Ogni cultura ha le sue tradizioni, la propria cultura, i suoi insegnamenti e le sue leggi. Che queste leggi siano da intendersi “universali” è ben lontano dalla realtà. La politica tenta di rendere uguali tutti quanti, in modo da semplificare il compito a chi vorrebbe comandare, imporre, regnare sull’umanità.
    Purtroppo o per fortuna non siamo tutti uguali e anche all’interno dei gruppi gli individui rimangono diversi fra di loro. L’individualità delle persone fa paura, questo è il punto!

    C’era una volta la famiglia e l’educazione della prole era un suo compito… così potrebbe iniziare una storia che, se le cose continueranno sulla via attuale, fra pochi anni sarà incomprensibile ai più. Famiglia? Cosa è una famiglia, chiederanno i cuccioli d’uomo del futuro.

    Delle differenze fra uomo e donna (maschio e femmina) ne ha già scritto lo psicologo e scrittore americano John Gray in quantità a partire dal 1984 e siccome i suoi libri sono letti e apprezzati in tutto il mondo non credo debba dire altro. Ce ne sono anche di tradotti in italiano e vorrei ricordare quello più famoso, ossia “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere (Ed. Tea, 1992)” seguito da altri e da aggiunte “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere e sono tutti sotto stress” e “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere e i bambini dal cielo (entrambi Ed. Rizzoli, 2008)”. Scopro proprio ora che nel 2011 ne è stato pubblicato un altro in italiano dal titolo emblematico: “Marte è di ghiaccio e Venere di fuoco (Ed. Rizzoli, 2011)”…

    La mia conclusione è che se è vero che i maschi e le femmine vengono da pianeti diversi e quindi “funzionano” in modo diverso, deve essere altresì vero che l’educazione degli stessi deve essere effettuata in maniera diversa (non a livello di contenuti educativi, ma a livello di educazione). Ora, fintanto che l’educazione è stata materia d’insegnamento della famiglia ogni padre e ogni madre ha educato la propria prole secondo il proprio istinto (un po’ come gli animali) e ogni figlio ha preso dal padre e dalla madre quello che la famiglia gli trasmetteva.
    Da quando la famiglia si è disgregata in quanto tale (e non possiamo ridurre tutto al movimento femminista, il quale -non dimentichiamo- ha anche portato dei grandi miglioramenti alla nostra società) lo stato, tramite la scuola, ha tentato di accaparrarsi anche il compito di educare i cuccioli d’uomo lasciati allo sbaraglio dalle famiglie.
    Chiaramente le cose hanno piano piano iniziato a degenerare visto che sia la famiglia che i compiti educativi non sono più ben definiti (chi deve fare cosa? In che modo? Oggi stiamo semplicemente constatando il fallimento di questo modello educativo.

    La legge, da parte sua, è cambiata ma solamente “per metà”. Il movimento femminista ha portato ad avere la possibilità di decidere sulla nascita o meno di un figlio con le leggi sull’aborto e ha anche cancellato quelle ingiustizie che i figli di divorziati dovevano subìre, ma di gran lunga non ha risolto i problemi alla radice. Le donne hanno ottenuto sì più diritti nella nostra società, ma non ancora l’uguaglianza tanto fomentata. D’altro canto attualmente gli uomini non hanno alcuna uguaglianza rispetto la filiazione: a loro il dovere di “assumere la propria responsabilità di padri”, alle loro compagne il diritto di “decidere se continuare o meno con la gravidanza”. Tutto questo può portare a casi assurdi di donne che con coscienza e volontà decidono di “incastrare” un uomo per i propri interessi (avere un figlio, farsi mantenere, sentirsi potenti, …). Oggi la legge è lacunosa e permette cose che, sono sicuro, in un futuro non troppo lontano verranno ritenute “medioevo” dai nostri stessi figli, quelli che avranno subìto le conseguenze delle decisioni fatte “per il loro bene, per il bene del minore”.

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