Intermezzo


Il tramonto Caraibico

Ieri, 27 luglio 2011, si è scatenata sul sito Ticinonline una discussione interessante riguardante la menzione di nomi e cognomi sul sito del Movimento Papageno. Io la mia l’ho già detta e la ripeto ancora una volta qui. Tutti abbiamo diritto alla privacy riguardo alla nostra vita privata ma nessuno ha diritto alla omissione del nome e cognome quando viene menzionato al riguardo dei fatti, azioni, interventi, decisioni, che riguardano la sua funzione pubblica. Faccio un esempio: se dico che una certa persona è una frustrata cicciona, divorziata e amareggiata, non posso menzionarla con nome e cognome, se invece scrivo che la Procuratrice Pubblica Manuela ex-Minotti Perucchi ha falsificato un processo (ne ha falsificati molti!) e ha favorito un esproprio proletario fraudolento di una parte della mia collezione d’armi, posso tranquillamente menzionarla a pieno titolo. Non sto infatti invadendo la sua privacy ma solo criticando il suo agire da PP, cioè da persona pubblica.

Secondo me non esistono bianchi e neri ma unicamente persone con diverse sfumature di grigio e cosi sono anche le situazioni che si creano ogni giorno. Quando mi sono permesso di rivelare, che fu l’avv. Rosangela Locatelli quella persona che aveva “aiutato” la signora di Giubiasco (omisis namen nomen!) a stendere la falsa denuncia di pedofilia contro il marito per toglierli i figli, alcuni gruppi mi hanno fortemente criticato. Il mio blog ha fatto cifre stellari, tutto il Cantone ne parlò alla maniera dei Carbonari e la gente ha incominciato ad aprire gli occhi. Ora, che molti si passano i link sui miei articoli e pubblicano i nomi e cognomi delle persone che hanno commesso i crimini contro minori, ancora qualcuno si scandalizza. A quale privacy hanno diritto i pretori che commettono i crimini contro minori, le madri che provocano con la loro isteria demolitrice la sindrome d’alienazione famigliare dei figli e il collasso finanziario dei padri? Ho già scritto nell’articolo precedente: se il Cantone paga 700 franchi per ogni figlio come assegno in sostituzione a quello del genitore non affidatario, questa, e solo questa deve essere la cifra che i genitori non affidatari devono pagare. Se al genitore affidatario questo non “sfagiola” lasci il figlio all’altro genitore e gli paghi lo stesso assegno mensile. Io sarei felice di avere mio figlio con me anche senza un assegno ma capisco che sia giusto che l’altro genitore paghi qualcosa. Ho scritto “che paghi qualcosa” non che sia derubato di tutto e costretto a vivere con il minimo vitale mentre l’altro genitore usa una gran parte dell’assegno per figli a proprio vantaggio.

Ma ritorno sull’argomento principale. Voglio sollevare un argomento che tocca tutti gli operatori del settore: pretori, commissioni tutorie, psicologi, curatori, consulenti famigliari, famiglie affidatarie e persino, commissari di polizia. La sindrome di alienazione famigliare, della quale soffre una fetta importante dei figli di coppie divorziate con il sistema attuale e i danni morali, materiali, psichici e sociali provocati ai padri non sono fatti astratti e ci sono persone fisiche con nome e cognome che ne sono responsabili. Non diciamo fesserie: è colpa della legge! Come se fosse colpa dell’alcool se uno si ubriaca e ammazza il vicino o se fosse colpevole la nebbia se uno viaggia a 120 km/h e si schianta contro una colonna ferma per colpa di un altro fesso che aveva fatto lo stesso cinque minuti prima. Matteo Pedrotti, Francesco Bertini, Manuela ex-Minotti Perruchi, Marco Noi, Rosangela Locatelli, Lorenzo Medici, Marco Kraushaar, Francesco Hurle, Franca Galfetti Soldini, Maria Grazia Forni e centinaia d’altri oltre alle madri che hanno presentato false denunce, sono penalmente e civilmente responsabili dei danni, che hanno provocato a noi e ai nostri “cuccioli”.

Le leggi per metterli tutti sul banco d’accusa ci sono. Dove sono i Procuratori Pubblici e gli avvocati civili pronti a iniziare le pulizie?

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  1. 12 luglio 2012 alle 11:54

    interessante la sua storia. sopratutto scoprire che a occuparsi di questi casi siano proprio degli specialisti del mobbing famigliare che hanno tramandato l’arte nel corso delle generazioni. Che ne pensa dell avv Luca Guidicelli come curatore ?

    • 12 luglio 2012 alle 13:23

      Io non penso più nulla di questi soggetti. Vivo a 8’000 km di distanza per non farmi venire la tentazione ….. Chi semina vento raccoglie tempesta. Ad ogni suino prima o poi viene il “suo” sabato. Avranno la loro retribuzione senza che io mi macchi le mani e la coscienza. Quelle che non capisco sono le mogli di Guidicelli e Pedrotti. Sanno che i loro mariti distruggono sistematicamente la vita ai bambini altrui, privandoli dei loro padri, guardano crescere i propri figli, sono a volte cornute come una cesta di lumache, ma non fanno assolutamente nulla. Tonte o complici? Credo tonte e complici.

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