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Pillole: Il fisco


Oggi ospito un articolo dell’occidente Svizzero, pero con problemi uguali a quelli del Ticino, Grigioni e Svizzera Tedesca. Plaudo all’iniziativa ma premetto che non condivido il modo pacato dell’azione dei padri e la comprensione per i “danni” alle entrate fiscali. L’opinione dell’esperta è ancora più dubbia. Chi decide chi è l’esperto di che cosa? Sta morendo la paura e anche la Spagna si sta risvegliando. Prima di autunno succederà anche in Svizzera. Poi tutto sarà diverso.

Il fisco depreda i figli

I padri divorziati lanciano una petizione per difendere i loro diritti

Da quando suo figlio è maggiorenne, Julien Dura non può più dedurre dalle imposte i 7’200 franchi di pensione che gli paga tutti gli anni. Per il Vodese è un duro colpo.

I papà divorziati vogliono dedurre dal loro reddito la pensione versata ai loro figli maggiorenni. Certo, la legge federale non lo permette. Ma, per questi uomini, la posta in gioco é considerevole. E su questo argomento, una volta tanto, le femministe li sostengono.

Riempire la dichiarazione delle imposte non è mai un piacere, ma per i padri divorziati è quasi un incubo: dal momento  che i loro figli raggiungono i 18 anni non possono più dedurre dal loro reddito la pensione alimentare versata ogni mese. Per rimediare al problema, il Movimento della condizione paterna del canton Vaud (MCPV, Mouvement de la condition paternelle du canton de Vaud) lancerà nei prossimi giorni una petizione che potrebbe prendere una dimensione nazionale.  «Ricevo quotidianamente delle chiamate di padri indignati, racconta Julien Dura, portavoce del MCPV. Non capiscono perché, raggiunta la maggiore età del figlio o della figlia, gli viene negato questo diritto. Senza questa deduzione certuni non riescono più ad arrivare alla fine del mese. É discriminatorio!» Con un figlio di 19 anni, Julien Dura è il primo ad essere interessato.

Dal 2010 non può più dedurre i 7’200 franchi annui che versa quale pensione alimentare e si è pure visto aumentare l’importo delle imposte. Nel 2009 quasi 20’000 coppie hanno divorziato in Svizzera, di cui due terzi hanno dei figli minorenni. Per loro questa questione è tutt’altro che una notizia di curiosità.

Minimo vitale

Due mesi dopo il successo della causa per l’autorità parentale, i padri affrontano dunque il diritto tributario. Prima di iniziare questo combattimento, Julien Dura ha scritto a Pascal Broulis, consigliere di Stato vodese responsabile del dipartimento delle finanze. «Ma, a parte scrivere una raccomandazione a Berna, non possiamo fare nulla in quanto questa disposizione è di competenza della legge federale», indica Pierre Curchod, dell’Amministrazione cantonale delle imposte. Dopo essersi informati presso gli uffici di tassazione di tutti i cantoni romandi, hanno avuto conferma che la famosa deduzione cade a partire dall’anno in cui il figlio o la figlia compiono i 18 anni, questo sia  per le imposte cantonali che per quelle comunali. Dietro queste parole tecniche si nasconde una cruda realtà. A Yverdon (VD), Michel riceve i suoi due figli (18 et 21 anni) per quindici giorni al mese. «Per avere un diritto di visita così allargato, spiega, ho dovuto negoziare. In pratica devo versare 1700 franchi al mese di pensione. E quando sono a casa mia li nutro io… Lo faccio con piacere, visto che ho un salario decente. Ma perché non posso dedurre questi 20 400 franchi dal mio reddito? Questo mi fa perdere una bella somma di denaro.»

Altri uomini, meno ben pagati, dopo aver pagato la pensione mensile si ritrovano con il solo minimo vitale… e questo non è neppure preso in considerazione per aver diritto all’assistenza pubblica. Risultato? Una legislazione intrigata e totalmente indigesta, come sottolinea l’avvocato ginevrino Anne Reiser. «Perché si può dedurre una pensione versata a una ex moglie e non quella per il proprio figlio maggiorenne? Il trattamento dei genitori “affidatari” e di quelli “pagatori” è spesso discriminatorio». Di base la legge considera che a 18 anni i figli diventano dei contribuenti: la pensione non é quindi più necessaria. Oggi però i padri aiutano i loro figli fino a 25 anni o anche più. Al fine di modernizzare i testi di legge prolungando il periodo di deduzione, sono state depositate a tre riprese delle mozioni al Parlamento, questo però senza ottenere alcun successo. Così certi avvocati, nel calcolo della pensione alimentare, tengono conto della fine delle deduzioni a partire dai 18 anni. I cantoni, loro, prevedono talvolta dei sistemi di riduzione per i costi della famiglia che possono essere rivendicati dai padri, ma questi sono minimi.

Lontano dalla guerra dei sessi, il MPCV rivendica un’azione pragmatica. «Ci rivolgeremo al Gran Consiglio vodese, poi avvertiremo le associazioni svizzere tedesche, precisa Julien Dura. Una modifica di legge non nuocerà alle madri.» Le modalità della riforma tributaria, tuttavia, non sono ancora chiare. Fra le altre domande, quale sarà la perdita fiscale per i cantoni?

Nel merito, tuttavia, la petizione è sostenuta da tutti. E’ sostenuta addirittura dalle donne socialiste, che sono ben lungi dall’accettare tutte le proposte dei padri. «Questo problema esiste dagli anni 1990, riconosce la presidente del Partito socialista vodese, Cesla Amarelle. Questa legge ci riguarda, perché non incoraggia certo gli uomini a pagare la pensione alimentare per i figli maggiorenni. L’essenziale é che i giovani possano finire i loro studi, quindi bisognerebbe far in modo che la deduzione possa essere prolungata. Non è dunque escluso che il PS promuova una mozione o un postulato sul soggetto.» Con una leggera differenza: la deduzione potrebbe essere limitata a una certa cifra, per limitare le perdite a carico delle casse cantonali.

I cantoni e le loro particolarita

Imposte

Conformemente alla legge federale, i cantoni romandi non autorizzano i padri divorziati a dedurre dal loro reddito la pensione alimentare versata ai loro figli maggiorenni. Certe sottigliezze permettono tuttavia di risparmiare qualche centinaia di franchi. A Ginevra, per esempio, il papà può domandare il riparto fra i genitori della deduzione per famiglia a carico, una procedura che gli permette di dedurre fino a 5000 franchi. Se vive a Friborgo non ha diritto che alla metà della deduzione sociale per figlio.

Voragine finanziaria

Nel canton Jura, «colui che contribuisce di più per il figlio, anche senza averne l’affidamento, può beneficiare della tariffa “coniugato”. Eventualmente, esiste anche una deduzione di 2300 franchi per costi di “aiuto”», indica Pierre-Arnauld Fueg, amministratore all’uffico contribuzioni. Questo specialista ammette che, per certi padri, le imposte rappresentano una vera “voragine finanziaria”. Per compensare questa perdita, il canton Vallese offre al «genitore debitore» la metà della deduzione sociale per figli a carico, ossia 5705 franchi annui, oltre a 545 franchi a titolo di premi d’assicurazione. Queste deduzioni sono comunque, in generale, ben inferiori ai montanti delle pensioni pagate. Ma, secondo Nicolas Mathys, coordinatore all’ufficio vallesano delle contribuzioni, «questo sistema permette di addolcire la pena».

L’opinione dell’esperta Christine Castelain-Maunier
Sociologa francese, autrice de «La place des hommes et la métamorphose de la famille» (PUF)

Dopo la battaglia per l’autorità parentale le associazioni dei padri svizzeri lanciano una nuova azione. Da quando i padri fanno sentire la loro voce?

In Europa tutto è cominciato alla fine degli anni 1980, quando gli uomini hanno reclamato poco per volta il loro diritto all’affido. Questi padri si erano occupati molto dei loro bebé e non comprendevano perché, dopo il divorzio, non potevano restare più vicini ai propri pargoli. Dopo aver dato loro il biberon e averli cullati, non potevano vederli che un week-end su due… Per loro, era un’ingiustizia.

Come si spiega un tale cambiamento di mentalità?

Il senso della filiazione è profondamente cambiato nel corso della storia. Originariamente la religione dava al padre una funzione sacra: era colui che provvedeva al benessere economico, il rappresentante dell’autorità, il portatore del nome e il donatore dei geni. Da una ventina d’anni la paternità è passata da istituzionale a relazionale. Un uomo non diventa più padre automaticamente, ma sviluppando dei legami concreti con suo figlio. Il problema è che la legge è in ritardo rispetto a questa evoluzione.

In che modo i padri hanno articolato le loro rivendicazioni?

Un primo movimento, abbastanza duro, legava la legge sul divorzio ad un eccesso di femminismo. In qualche modo facevano del sessismo al contrario. Altri gruppi erano più moderati e, devo dire, più realisti. Sono quelli che oggi sono in maggioranza; cercano innanzitutto il bene dei figli.

In questi ultimi anni, questo movimento ha portato i suoi frutti?

Le procedure giuridiche hanno ancora tendenza a favorire la madre. Ho fatto uno studio comparativo dei comportamenti parentali su più generazioni e gli usi e i costumi sono cambiati enormemente, compresi quelli dei giudici. Ovviamente non tutti i padri vogliono l’affido congiunto, ma i trentenni di oggi sono molto più presenti verso i loro figli che i padri di trent’anni fa.

E che cosa ne pensano le madri?
Secondo me interiorizzano molto di più il fatto che per il figlio, il padre deve rivestire il suo ruolo. Malgrado il divorzio, malgrado i conflitti, lasciano dello spazio ai papà. Malgrado una legge un po’ arretrata, le pratiche evolvono. Credo che tutto questo stia andando nella giusta direzione, quello dell’uguaglianza.

Scritto da: Marie Maurisse

Tradotto in Italiano da: Stefano Küng

Pubblicazione originale: http://www.lematin.ch/actu/suisse/peres-divorces-lancent-petition-defendre-droits-410359#comment-699139

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Categorie:Padri separati
  1. 31 maggio 2011 alle 20:44

    Un lettore mi ha segnalato un sito interessante ma sopratutto un dato che potrebbe aiutare i padri divorziati a evadere legalmente le tasse. La ricetta è semplicissima. Leggete qui: http://www.italysoft.com/curios/hot/lugano/piovra.html Dunque: essere membri della loggia massonica comporta il pagamento di un contributo “volontario” e di una tassa di “socio” DEDUCIBILI DALLE TASSE. Ma l’appartenenza alle logge è segreta quindi ACC non può avere alcuna conferma o smentita se una persona sia socio o meno. Quindi, deducete, deducete, deducete…. 1% più 3’000 Fr. di contributo volontario di socio. D’ora in poi saremo tutti massoni.

  2. Uomo Linux
    23 maggio 2011 alle 02:03

    Signor Ortiga, sono d’accordo con lei. Comprensione per i danni fiscali??? Ma stiamo scherzando spero? Solo certi estremisti di sinistra possono arrivare a pensare una simile idiozia, tanto più che con il sistema attuale ci sono casi in cui il montante della pensione alimentare ai figli maggiorenni è tassato in doppio (ma la doppia imposizione in Svizzera non era vietata?).

    Un esempio è quando il figlio maggiorenne si trova agli studi e vive con la mamma (è un caso abbastanza comune): il padre paga la pensione alimentare al figlio maggiorenne e non può detrarre il montante versato al figlio dal suo reddito, quindi paga le imposte su questi soldi (e di solito proprio a causa di questo sale anche di classe fiscale!) e la madre si trova a dover dichiarare questa “entrata” in quanto il figlio abita con lei e di regola non può mantenersi da solo visto che è agli studi, quindi il montante della pensione alimentare per il figlio maggiorenne viene tassato anche lei!

    E’ un bene che sia stata lanciata questa iniziativa, la sosterrò certamente e spero che i ticinesi questa volta siano d’accordo con gli svizzeri tedeschi e romandi per andare avanti uniti contro uno Stato che sta distruggendo i padri divorziati!

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