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Pillole: PIL fasullo


»Houston, abbiamo un problema, anzi due, anzi abbiamo un universo pieno di problemi!« La navicella sta cadendo a pezzi, i sistemi funzionano a singhiozzo, ci manca ossigeno, carburante e anche le fonti energetiche si stanno esaurendo.

Sembra che oggi io abbia la voglia di voli siderali invece tenterò di spiegare un po’ di economia. Avevo già provato di farlo diversi lustri addietro con due direttori di banca, alcuni politici e un ministro ma non sono stato capito per dirla in modo soft.

Oggi, che l’economia scende e pare non abbia un “supporto” per fermarsi in termini borsistici, ripropongo la mia teoria, che nel frattempo si rivelò più che corretta, ma sempre inascoltata.

La discussione in quei tempi inizio dalla progressione a freddo. Un esempio: nel 1970 un impiegato, che guadagnava 1’200 franchi mensili, pagava circa 1’500 franchi di tasse l’anno, tra testatico, comunale, cantonale e la difesa federale. Chi guadagnava di più era soggetto a un’aliquota maggiore: 15, 20, 25, 30 %. Una legge fiscale fatta male nella sua essenza. Non considerava l’inflazione. Ogni anno l’inflazione aumentava, aumentavano i costi e pure gli stipendi. L’impiegato del 1970 si trovò nel 1980 con 2’800 franchi ma soggetto a un’aliquota che nel 1970 era prevista per i direttori. Era, insomma, tassato come un sciur e viveva peggio che nel 1970 quando alla fine del mese incassava meno. Lo Stato per contro, si trovò con eccedenze di entrate da scialare e spartire. Io avrei abolito di punto in bianco le aliquote e avrei fatto pagare a tutti la tassa uguale. Questo sistema avrebbe avuto il vantaggio di non provocare la corsa al rialzo estremo degli stipendi di top manager e avrebbe obbligato le aziende di pagare gli stipendi giusti. Saremmo stati molto più uguali che con il sistema di aliquote, che il sistema ci inculcava come egalitario. Ricchi o poveri, tutti usufruiamo in modo quasi uguale del bene pubblico, quindi è giusto che ne sosteniamo in maniera paritaria i costi. Che il sistema fosse fatto per fregarci tutti, era chiaro a me e a quelli che decisero il passo, la maggioranza silenziosa, in parte sedotta dalle teorie sinistrose, invece credette ai politici e deglutì il rospo.

Mille ricchi, che pagano 100’000 franchi di tasse a testa, raccolgono 100 milioni, duecentomila del ceto medio, che pagano 5’000 franchi ciascuno contribuiscono allo Stato con un miliardo. Visto l’assurdo? Oggi abbiamo la scaletta con molti esentasse, ceto medio che annaspa e i ricchi che compensano il dissanguamento fiscale con stipendi decuplicati. Ma perché?

PIL Svizzero

Tutta colpa del PIL (Prodotto Interno Lordo). Secondo le teorie adottate dopo la grande depressione del 1929 il PIL è la base di tutto, ma che cos’è in realtà il PIL? Vediamo di chiarire questo misuratore in termini essenziali. Un prodotto industriale vende per una data somma di franchi e genera l’utile reale che è un beneficio per la società, ma l’idraulico, che ripara il rubinetto contribuisce nella stessa misura al PIL ma senza beneficio alcuno per l’economia. L’idraulico ripara un danno. Punto. In termini contabili dovremmo porre il danno al rubinetto nei costi e la fattura dell’idraulico nei ricavi. Uguale quando estraiamo il petrolio o il carbone dalla miniera: da una parte il ricavo e dall’altra la diminuzione del patrimonio di tutti. Il caso estremo è quello di un impiegato statale o giudice (e dagli con ‘sti parassiti!) che pure contribuisce al PIL ma provoca costi occulti di diverse volte superiori alla “fattura” per i suoi servizi. Abbiamo quindi un PIL fasullo e irrispettoso delle regole dell’economia. Più aumenta il fatturato del terziario e dei servizi – peggio sta l’economia, non meglio come cantano i tromboni del governo.

Il gioco diventa ancora più perverso, quando l’amministrazione pubblica si auto-promuove e aumenta di volume e quando gli economisti del Potere propongono lavori pubblici inutili per il bene comune per “salvare” l’economia.

L’equilibrio tra il prodotto vero e quello parassitario e la proporzionalità del prelievo fiscale fa la differenza tra l’economia sana e quella malata terminale come la nostra di oggi. Calcolate ognuno per se, quanto avete dato l’anno scorso allo Stato. Le imposte dirette, l’IVA, l’imposta sui tabacchi e alcool, dazi, imposta sui carburanti e mille balzelli che vi trovate a pagare ogni giorno. Se fate bene il conto sarete attorno al 75 % del vostro reddito, quindi voi vivete…. sopravvivete con meno di 25 % del vostro “prodotto”. Nel medioevo i contadini si rivoltarono in massa contro le nuove tasse e imposte e chiedevano, a costo di morire sotto la mannaia del boia, il ripristino del diritto di pagare la decima del “Diritto Antico”. La decima! Il 10 % del reddito. Non il 75 %!

E dove vanno questi soldi, che lo Stato si arroga il diritto di saccheggiare ai cittadini? Aumentano il PIL, con “prodotti” che non solo non aumentano il benessere e non contribuiscono in alcun modo allo sviluppo economico, ma lo frenano e depredano i giovani dal loro futuro.

Sono tornato all’inizio del discorso e alle sagge parole di Luca Marcellini: per risolvere i problemi della Giustizia Ticinese bisogna buttare il strada due terzi dei giudici. Aggiungo: per risolvere i problemi dell’economia bisogna ridurre al 20 % il numero attuale degli impiegati dello Stato diretti e dell’indotto, togliere allo Stato l’ottanta percento delle entrate e ritornare i soldi all’economia vera, quella che produce il PIL vero, non gonfiato e falsificato. Chi sono le persone che “producono” il PIL fasullo? Sono quelle che mancano all’agricoltura, all’artigianato e all’industria. La ricetta è: produciamo di meno, ma produciamo in modo più sostenibile e produciamo tutti. Non che il 10 % della popolazione produce beni durevoli e il resto vive da parassita sulle loro spalle, falsificando il PIL.

Julian Assange (Reuters: Stefan Wermuth)

La crisi economica non se ne andrà da sola poiché endemica del sistema. Bisogna cambiare il sistema: economico, politico, giudiziario e mentale. Iniziamo da quest’ultimo e non facciamoci ingannare ancora una volta. Julian Assange ricevette la scorsa settimana la medaglia d’oro della pace, che in 14 anni dalla sua fondazione ebbero solo altri tre: Dalai Lama, Nelson Mandela e il leader Budista Giapponese Daisaku Ikeda. Ha rovesciato il tavolo e il gioco dell’economia, della politica e della giustizia può iniziare con nuove regole.

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Categorie:Malagiustizia
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