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Pillole: Tribunale d’Appello


L’avvocata Rosangela Locatelli mi spiegò una volta che “La legge si applica ai nemici e s’interpreta per gli amici”. Grazie.

La Pretora Franca Galfetti Soldini decise un giorno di vietarmi di viaggiare all’estero con mio figlio e ordinò il sequestro del suo Passaporto e della Carta d’Identità Slovena. Nacque l’ennesimo contenzioso e io feci il ricorso alla Prima Camera Civile del Tribunale d’Appello di Lugano. I Giudici: Avv. Giorgio A. Bernasconi, Enrico Giani e Franco Lardelli confirmarono la decisione della Pretora in modo tanto primitivo, che decisi di scrivere loro una lettera privata, che invece ora qui pubblico. Sostituisco i nomi delle persone non pubbliche con “madre” e “figlio” in ossequio alla Legge, mentre le persone pubbliche non godono di questo privilegio fino a quando si parla della loro vita professionale.

Tribunale d'Appello

Incarto: 11.2004.138

Massagno, 15 marzo 2005

Onorevole Giudice,

Non ricorrerò contro la Sua sentenza al Tribunale Federale, ma non alzi il calice di giubilo, poiché, per Lei, questo non è il momento di festeggiare bensì di piangere per la sconfitta, che ha procurato con i Suoi atti, alla Giustizia. Vergogna! Non Evviva. Le scrivo, poiché non intendo lasciar passare indenne dal biasimo e severa critica la Sua persona. Lei ha disonorato l’apparato giudiziario, di cui fa parte. L’ha disonorato tanto da farmi ritenere inutile appellarmi alle istanze superiori, anche se ritengo di avere tutte le ragioni di dolermi di quanto Lei ha deciso. Non credo nella Giustizia dei Giudici, signor Giudice. Non credo nella sua serenità, nella sua intelligenza e nella sua imparzialità. Tutto questo non è frutto delle mie allucinazioni o della psiche malata: me l’ha servito Lei personalmente e glielo voglio provare.

Omissis…

Io non credo che Lei non conosca la storia e quindi non credo alla Sua buona fede, quando si scaglia contro di me, mi critica e mi biasima. Si guardi allo specchio come faccio io tutte le mattine: vedo la faccia onesta di un uomo che ha avuto la forza di rincominciare non da capo, ma da sotto-zero, che ha tentato di rifarsi una vita con il proprio lavoro e che non si è arreso nemmeno in circostanze tanto drammatiche. Lei non può vedere lo stesso. Vive con i soldi che Le passano i contribuenti per fare gli interessi altrui e giudica in modo superficiale e iniquo tutti quelli che Le passano per le grinfie. Signor Giudice: entrambi saremo giudicati tra non molto da Dio. Non so quale sarà il giudizio del Signore per me, ma fossi Lei, un po’ me ne preoccuperei.

Ecco i fatti per i quali Lei si merita tutto il mio sdegno e biasimo.

Tecnicamente la sentenza 11.2004.138 non regge. Io non posso essere costretto a girare la Svizzera con mio figlio senza un solo documento personale del bimbo. Se mi capitasse solo un controllo di routine della polizia, non sarei giudicato in regola e sarebbe un miracolo se non finissi in prigione (almeno fino al chiarimento) per sospetto traffico di minori, sospetta pedofilia, rapimento e almeno la presenza illegale sul suolo Svizzero. Lei, inoltre, dimentica, che mio figlio ed io non siamo cittadini Svizzeri, ma dell’Unione Europea, che siamo incensurati e quindi, che non può impedirci di recarci nella nostra Patria quando e come lo decidiamo noi, e solo noi. Lei viola la Carta dei diritti del bambino dell’ONU, la Carta dei diritti dell’uomo e la Costituzione Svizzera (ma Lei, Signor Giudice, non è il supremo difensore delle Leggi e della Costituzione Svizzera?). Lei cita leggi e decreti ma si dimentica che la Svizzera ha firmato i protocolli con l’Unione Europea e riconosce i giudizi e le competenze di tutti i suoi tribunali. Il Tribunale Distrettuale di K. pronuncerà la sentenza di divorzio che comprenderà anche l’affidamento del figlio e le disposizioni circa il trattamento finanziario, e Lei non vi si potrà opporre in alcun modo. Perché dovrebbe? Chi è Lei? Dio forse? I suoi colleghi Sloveni sono tutti corrotti, deficienti e indegni della fiducia o sta forse difendendo egoisticamente l’osso che spera di poter rosicchiare? Lei non ha il coraggio di ammetterlo, allora lo dico io. Oso dire queste cose, poiché mi sento con la coscienza a posto, so d’essere e di essere sempre stato onesto e corretto: forse sono più Svizzero di Lei, signor Giudice, ma ho vergogna dei tribunali Svizzeri.

Lei difende, a spada tratta, e senza minimamente indagare sui fatti, le decisioni della Sua collega, conosciuta nel Palazzo per essere totalmente indegna ed incapace di occupare il posto di Pretora. Non è forse mafia questa?

Le Sue affermazioni di carattere probatorio sono invece una prova concreta quanto Lei è superficiale, soggetto a pregiudizi e menefreghista.

Ricordo di vacanza con papà

Inizio dalla Sua percezione del cosiddetto “rapimento” della scorsa estate (punto E). Le ricordo che il Suo collega ha stabilito che il procedimento penale, aperto contro di me su richiesta della madre è stato abbandonato molto prima della Sua sentenza. Esso stabilisce l’esatto opposto di quanto Lei afferma nella Sua sentenza. Non ci fu alcun rapimento. A mio figlio sono stati concessi (bontà loro!) 15 giorni di vacanza al mare con me e non ne abbiamo fatto uno solo di più. La madre ha salutato il figlio il 6 agosto e sapeva che saremmo tornati il giorno 22. Il figlio non era privato della libertà: usciva tutti i giorni con la sua deriva (un Dinghy 12’), nuotava nel Club nautico con gli amici coetanei e parlava tutte le sere con sua madre liberamente e senza alcuna restrizione né sorveglianza. La madre non era manco in Svizzera il giorno in cui saremo, secondo le sue false affermazioni, dovuti rientrare, ma in vacanza con il suo amante, poiché sapeva bene che non avrebbe dovuto prendere il figlio in consegna. Perché non se n’è sincerato chiedendo i tabulati del telefonino della signora, se proprio voleva usare questi fatti per bacchettarmi. Una domanda marginale: ha chiesto quanti giorni di vacanza ha passato mio figlio l’estate scorsa al mare o in montagna con la madre? Le do io la risposta: nessuno. Lei invece ha il coraggio di non vedere questi fatti e batte la paglia secca tanto per “produrre” sentenze. “De minimis non curat Praetor”, giusto? Non solo di dettagli, nemmeno dei bambini si cura!

Sono insorto contro il decreto della Pretora, ovviamente, ma che significa: “L’appello non è stato oggetto d’intimazione”? Dovevo farla io?

A pagina 4, punto 1, Lei cita le decisioni della Pretora, ma si è chiesto per un solo istante se l’Avv. Galfetti abbia agito correttamente e previa istruttoria almeno sufficiente? Certo che no. Mio figlio e io abbiamo passato la nostra vita insieme e da soli, totalmente soli, da quando egli era stato abbandonato dalla madre all’età di un anno e mezzo e fino a quando aveva abbondantemente superato il sesto compleanno. Anche durante il periodo seguente, la madre era assente tutti i giorni lavorativi (rientrava puntualmente dopo che mio figlio già dormiva) e moltissimi fine settimana. Faceva lo stage a Milano, d’accordo, ma avrebbe potuto fare rientro da Milano entro le 6 del pomeriggio, invece scendeva a Chiasso e si concedeva due o tre ore di relax con l’amante, per “consolarsi” della vita dura alla quale la “costringevo” io, finanziando il suo studio, prima a Bucarest, poi a Pisa, poi ancora a Bucarest, al San Raffaele e al San Paolo di Milano; per il futuro della nostra famiglia. Ogni uomo normale avrebbe detto basta, prima o poi, ma io lo feci commettendo un errore: invece di buttarla in strada, come una puttana qualsiasi, traslocai dapprima sul divano del soggiorno e poi (quando lei si mise a ricattarmi: “Dirò a tutti che sei violento e manesco, Ti interdiranno di vedere il figlio, Ti sequestreranno la collezione d’armi e sarai distrutto!”) il 25 settembre 2003 me n’andai a dormire nel mio ufficio. Non l’ho mai toccata, anche se in verità, mi è costato parecchio trattenermi. Mi ha protetto Lei da tanta viscidezza e cattiveria? Ha offerto Lei un solo piatto di minestra a quel bambino che ora priva della compagnia di suo padre e quella dei suoi parenti Sloveni?

A pagina 4, punto 2, Lei dà ragione alla Pretora. Ha controllato la Legge e gli accordi bilaterali? No! Poiché se l’avesse fatto avrebbe dovuto riscrivere da cima a fondo tutto quanto affermato con tanta supponenza. Madre, figlio e io siamo cittadini Sloveni e possiamo scegliere liberamente al quale tribunale appellarci. La madre ha scelto di presentare contro di me 6 denunce penali in Svizzera, una in Italia e una in Slovenia, e di avviare la causa per la protezione dell’unione coniugale in Svizzera. Ma quale “protezione coniugale” Signor Giudice? La signora ha chiesto soldi, soldi e nient’altro che soldi, e usa il figlio come arma ricattatoria per ottenerli. Mi ha denunciato per mancato pagamento del contributo alimentare per lei, che guadagna il quintuplo di me, per rapimento, per sottrazione di Telepass, che era intestato a me, per sottrazione di minore e ancora per soldi.

Apra gli occhi! La signora e laureata in medicina, specialista in endocrinologia e ha passato, in ottobre 2004, l’esame finale di dottorato in scienze d’alimentazione clinica. Potrebbe avere la cattedra universitaria ma continua a rifiutare qualsiasi impiego serio. Di oggi la notizia che si è persino licenziata al Cardiocentro Ticino. Evidentemente non guadagnava abbastanza e non ha bisogno di lavorare onestamente per vivere. I tribunali Svizzeri condannano me a pagare, ma nessuno si è mai preso la briga di verificare quanto guadagna lei, eppure, legalmente, lei sarebbe obbligata a provvedere al proprio sostentamento nel limite delle proprie capacità. Forse, persino a pagare i contributi alimentari a me. Se è capace, perché il Tribunale non lo considera, se invece è mentalmente instabile, perché le lascia il bambino, con tutti i rischi che ciò comporta?

Io ho scelto di darci un taglio netto e ho chiesto il divorzio presso il Tribunale Distrettuale di K. Il luogo e lo stesso di quello dove abbiamo iniziato la nostra strada insieme. Ci siamo sposati lì, registrati lì, la madre ottenne la cittadinanza Slovena (e UE!) lì, perché non possiamo anche divorziare lì? La madre non avrà certamente meno opportunità di difendersi in Slovenia che qui in Svizzera, almeno che lei non vuole ancora una volta insinuare, che “quel” tribunale potesse essere di parte, favorendo me.

Mi piace poco il punto 3. Mettiamo i puntini sulle i. Lei parla di me quando parla del “genitore non affidatario”. Il giudice di prima istanza avrebbe dovuto quindi considerare, oltre all’opinione di mio figlio, il suo legame con me, il mio carattere, la distanza tra la mia e l’abitazione di mia moglie (siamo ancora marito e moglie, non dimentichi !), dei miei desideri, di eventuali conflitti interni (Che sono? Quelli del mio intestino?) e così via. Orbene: la situazione non solo non è mai stata chiarita ne la Pretora ha mai fatto quello che dice Lei (ma questo a Lei ovviamente non importa e non ritiene di doverla sanzionare) ma andrebbe rovesciata. Perché la madre è considerata prioritaria, quando mai lo fu? Perché non sia stata indagata e controllata? Perché non si è preso in considerazione che il bambino è cresciuto senza mamma e con solo il suo papà presente? Perché Lei non vuole vedere che il bambino è stato strappato dalla Pretora dal suo ambiente abituale e “affidato” ad una persona quasi estranea e incurante di tutti fuorché di se stessa?

Lei giudica il Suo immaginario me, non la situazione reale. Rischio di rapimento? Ma mi faccia ridere! Se il rischio di rapimento c’è questo è dalla parte di madre, che ha registrato il figlio anche come cittadino Romeno (tenendo il padre dapprima all’oscuro di tutto e poi pretendendo di averne il diritto anche contro la volontà dell’altro genitore). La Dottoressa ha un appartamento di sua proprietà a Bucarest, ha la promessa del posto di lavoro d’altissimo livello e retribuzione presso l’Istituto Parhon di Bucarest e presso il Ministero degli Interni e mio figlio non vedrebbe mai più suo padre se lei lo portasse li. Nessun Tribunale Svizzero avrebbe avuto il potere di riportarlo a Lugano. Con la Slovenia la situazione è molto diversa: il riconoscimento reciproco delle sentenze darebbe anche a Lei il potere di riportarlo entro ore, non giorni. Prova ne è che il procedimento penale intentato dalla Dottoressa a mio carico per rapimento presso la Magistratura di K, è tuttora pendente nell’attesa della comunicazione dalla Svizzera, che qui la questio è stata risolta.

Lei si è mai chiesto quanto amore, dedizione, lavoro e sofferenza io abbia investito in questo bambino. Xxxxx è mio figlio e chi gli torce un cappello è morto, signor Giudice. Non sarò certamente io quello che non rispetta questo piccolo uomo e le sue volontà. Non vorrò mai privarlo del contatto con sua madre, né mai feci alcunché per filtrare i suoi contatti con i parenti Romeni. Invece subisco. Sua madre non mi permette manco di vederlo per due minuti in privato, mentre gli porto a casa di lei oggetti che mi richiede. Non permette a suo figlio di chiamarmi al telefono, lo costringe a rapporti anomali con il proprio amante (“è lui il Tuo migliore amico”) e lo priva dei rapporti con il resto dei parenti.

Mio figlio è divenuto zio l’11 gennaio di quest’anno, ma non ha ancora visto il proprio nipote. Anche per “merito” Suo, signor Giudice. Un bambino di pochi giorni non può affrontare un viaggio di 500 km, almeno che questo fosse indispensabile. Da molto tempo mio figlio non vede sua nonna paterna, ma Lei sentenzia che questa, che ha gli stessi anni del Papa (Giovanni Paolo II, ndr.), debba farsi 500 km d’inverno per vedere il nipote e non viceversa. Ma non si vergogna? Mio figlio non può frequentare il suo club nautico ne usare la propria deriva, sempre per “merito” suo. Tutto per impedire al padre di rapirlo. Ha! Pensa veramente che mio figlio non può essere portato in Slovenia in qualsiasi momento anche senza documenti? Crede veramente che con la Sua sentenza può impedirlo? Un pezzo di carta! Se l’avessi voluto, lo avrei fatto, e se lo vorrò lo farò, con documenti o senza. Mi metta il sale sulla coda, signor intelligentone! Se non l’ho fatto e se non lo farò è poiché mio figlio e Alfa e Omega della mia vita, la pupilla del mio occhio e primo tra i primi, per me. Lei non gli ha mai offerto un tozzo di pane, né gli ha mai chiesto che cosa vuole ma si è permesso di togliergli la sua nonna, i suoi zii, il suo nipote, il suo club nautico, le sue vacanze in casa sua al mare, la sua barchetta e la sua tuta di neoprene, la sua maschera da sub e i paguri che cacciava l’estate scorsa. Lei ha solo tolto, tolto, tolto. Tolto in nome di un potere che non ha, di un potere iniquo, oppressivo e dittatoriale, incurante dell’essere umano, che ha di fronte.

Secondo Lei io devo acquisire maggiore serenità nell’assolvimento del mio ruolo. Prima del 25 settembre e prima delle assurde super-provisionali della Sua collega io ero serenissimo, mio figlio era serenissimo e mia moglie faceva l’assente e probabilmente anche lei era serenissima. Poi la Sua collega ha tolto la serenità a mio figlio e a me. Chi deve essere giudicato e biasimato: io o l’Avv. Galfetti? Ma lo sa qual’è stato il primo errore della Pretora: ha guardato il dito mentre quello indicava la Luna. Ha giudicato me invece di redimere la causa che le fu sottoposta. Chi sono io? Nessuno! L’oggetto della causa era ben altro ma la Pretora va per le simpatie: io sono un po’ burbero e recalcitrante, mentre mia moglie è facile alle lagrime, viscida e falsa. La Pretora, che non ha guardato i fatti, ha preso la via più facile. L’ha detto anche Lei, signor Giudice: mio figlio non è stato udito e gli accertamenti non sono stati fatti. Lei ha perso l’occasione per correggere quest’ingiustizia, ma è rimasto invischiato nella stessa melma: ha seguito i suggerimenti della Pretora e non ha badato ai fatti reali.

Pensi un attimo: perché io non ho fornito i dati del mio reddito alla Pretora? In primis: perché mi sono reso conto che non sarebbero stati comparati con dati reali del reddito di mia moglie, e gli eventi susseguenti mi hanno confermato l’intuizione. In secondo luogo, perché non voglio mostrare a tutto il Mondo di vivere al limite della società per essermi dissanguato con il sostegno allo studio di mia moglie. Sono fatti miei se sono stato un deficiente a credere a una donna colta e istruita ma con il carattere di una peripatetica. In terzo luogo, ebbene, non è vero che io non abbia fornito i dati alla Pretora. Riguardi l’incarto e vedrà che in verità l’ho fatto ma che la Pretora non l’ha messo agli atti, che ha trasmesso a Lei, poiché giudicate come prove tardive. Un trucco procedurale per mettermi in cattiva luce con il T.A.

Lei mette il carro davanti ai buoi e scambia le conseguenze con le cause. La situazione del matrimonio è precipitata, poiché io ero stufo di portare le corna, pagare, essere maltrattato psichicamente, sentirmi accusato ogni giorno di cose che non ho mai fatto ed essere obbligato ad assumermi tutti i lavori domestici e tutto l’onere di provvedere al mantenimento della famiglia, 105 paia di scarpe e vestiti firmati della “signora” inclusi.

Io non “minaciai” la moglie di chiedere l’affidamento del figlio, come dice Lei al punto 6, a meno che Lei intende la presentazine della domanda di divorzio come un atto di forza. Allora, signor Giudice, anche tutte le domande di mia moglie e tutti gli atti del Suo Tribunale, sono atti di forza. Esiste un atto di forza più iniquo di una super-cautelare? Conti quante ne ha prodotte la Sua collega Galfetti e poi risponda: chi fa atti di forza e contro chi?

Al punto 7 ( pagina 8 ) dovrebbe invece spiegarmi che cosa vuole dimostrare con l’affermazione riportata tra le virgolette. La Pretora non ha capito molto sin dall’inizio e quello non fu né il suo primo né l’ultimo errore, ma non è questo il punto. Il fatto non dimostra nulla, tanto meno quello che Lei vorrebbe dimostrare. La Pretora ha sbagliato le date. Punto. Io avevo il diritto di partire in vacanza di venerdì ed è questo che feci. La Pretora ha concesso a mia moglie di avere il figlio con se il giorno della sua festa di compleanno, che questa ha fatto il sabato sera. La nostra vacanza è quindi iniziata il 6 d’agosto e non il 30 luglio. Mio figlio ha saputo contare fino a quattordici, la Pretora, a quanto pare, no. Il resto delle considerazioni al punto 7 sono pura fantasia Sua. Legga i trattati, prima di scrivere sentenze inique, per favore. Ma perché considera sempre me passibile di lesioni al mio figlio? Perché non indaga, non chiede, non s’informa? Esca da quell’ufficio ammuffito e si faccia una boccata d’aria della realtà quotidiana. Sono un uomo, ma almeno in questo caso, certamente non quello che farebbe del male al proprio figlio. Sono stato il “mammo” per tanti anni e non prendo lezioni da Lei, di come ci si debba comportare con i figli. Ho cambiato personalmente quasi tutti i pannolini di mio figlio, ho lavato e stirato i suoi vestiti, ho pulito la casa, l’ho nutrito, portato alla culla, all’asilo e alla scuola, lo portavo a fare le gite, mentre sua madre passava tre ore consecutive nella vasca da bagno, andava a spendere o dormiva fino al pomeriggio. Lei vive nel mondo dei sogni e pregiudizi, signor Giudice mentre la Giustizia soffre per le Sue sentenze inique.

Al punto 8 (pagina 9) Lei è tanto prolisso quanto disinformato e scorretto. Perché non chiede all’Istituto Elvetico se io ho pagato o meno la retta? Lo chieda oggi stesso e si faccia elencare le date di pagamento. Certo che non ho pagato a luglio la retta dovuta a settembre, ma sarei stato l’unico a farlo: non era ancora dovuta. Per quanto riguarda mia madre Lei ha toccato il fondo. Le auguro che Sua madre sia in condizioni pari a quelle della mia, quando avrà 84 anni e poi la impacchetti in macchina e la porti a vedere il meraviglioso Palazzo Pretorio e la Loggia Massonica di Koper. Vedremo in quali condizioni la porterà indietro, spero non nel catafalco.

I commenti al punto 9 sono quasi superflui. Io non credo che Lei non conosca la mia storia, ergo, Lei mente scientemente e dolosamente. Pochi Svizzeri sono tanto Svizzeri come me. Pochi conoscono tanto bene la loro Patria. Io l’ho volata con il deltaplano, l’ho camminata a piedi e l’ho vista dall’auto, dal treno, dall’aliante e dall’aereo privato a motore e di linea: tutta. Parlo il dialetto (invero con l’accento di Rorè), conosco le leggi, usi, costumi, la storia antica, medievale e moderna, ho fatto il tiro militare e sportivo, ho con-diretto l’Aero-Club Svizzero e il Gruppo Volo Delta, ho fatto il volontariato e faticato con le squadre di soccorso durante l’alluvione del 1987, sponsorizzato l’organizzazione che aiuta i disabili e lavorato onestamente per tre decenni e più. Lei conosceva uno solo dei fatti su-elencati? Sa che il gabinetto che usa in ufficio l’ho disegnato io? Sa che sono stato io a progettare tutto l’impianto sanitario del palazzo adiacente al Pretorio (quello in cui ha sede il Registro e la Polizia)? Sa che sono stato io il primo progettista degli impianti sanitari del Civico e di molti altri palazzi, scuole e ville del Luganese? Tutti i miei amici vivono qui, tutta la mia vita d’adulto si è svolta qui. Quando il Suo Palazzo mi ha distrutto finanziariamente e moralmente, sono rimasto qui, poiché qui è la mia casa, qui è la mia vita, il mio passato, il mio presente e quello che resta del mio futuro. Mi avete costretto a ricominciare da sotto zero e accettai la sfida, perché ho messo le radici. Lei invece, sputa sulla mia fatica e si burla dei miei ACB. Ma è Lei i responsabile di questi ACB, caro signor Giudice. Perché non se l’è chiesto come facevo a vivere dopo che mi avete distrutto 17 anni di lavoro e 6 anni della vita? Si giudichi Lei, per quello che mi ha fatto!

Quel poco che mi manca per essere perfettamente integrato, me lo nega proprio Lei, signor Giudice. Durante la mia vicenda giudiziaria, iniziata dal Suo collega nel 1988, io fui considerato sempre come preda da derubare e defraudare a piacimento. La concorrenza ha usato l’argomento della mia provenienza estera per sentirsi autorizzata a privarmi del contratto, il PP l’ha usata come giustificazione a perseguire un innocente senza patemi d’animo, Lei la usa per dire, che sono il “cattivo” della contesa, senza mai verificare nulla e senza conoscermi personalmente. Vede, signor Giudice, ne avete dette di tutti i colori del On. Giuliano Bignasca per le sue idee, ma “ul Nano” è mio amico e io sono il suo amico. Ci siamo conosciuti nel 1973, abbiamo lavorato insieme e ci siamo rispettati. Ul Nano sbraitava genericamente contro “gli Slavi” e contro l’immigrazione dall’est ma rispettava me, poiché mi conosceva e mi distingueva dalla massa. Durante la guerra d’indipendenza Slovena (Lui non mi chiamava mai “Jugoslavo”, come fanno gli ignoranti, che non sanno nulla dell’Europa che inizia a pochi metri da Chiasso) mi chiamò e mi offrì un’intera pagina del Mattino per difendere la mia Patria e spiegare agli Svizzeri che cosa stava in realtà succedendo. Per quattro mesi Il Mattino usci tutte le settimane con un’intera pagina, scritta da me sotto lo pseudonimo di Strabone (non mi chieda chi era Strabone, signor Giudice, studi la storia antica!). Lei è quello non integrato in Europa, signor Giudice, e lo è molto di più del Nano, poiché giudica per pregiudizi, senza manco tentare di conoscere la persona che ha di fronte. Per Lei gli Slavi sono tutti uguali, come per alcuni Italiani ignoranti lo sono gli Svizzeri, che parlano la lingua “svizzerese”. Si scandalizza? Si rilegga la propria sentenza e ci pensi un po’ su.

Dov’è vissuta e cosa ha fatto la madre di mio figlio in Svizzera? Nulla. Il suo “amico” attuale è un meridionale, residente a Milano, i suoi studi si sono svolti tutti in Italia e Romania, non ha quasi conoscenti in Svizzera, ha “lavoricchiato” (e litigato) dal Dr. Gerber al Parco Maraini e lo stesso al Civico. Ha imparato l’Italiano da me e, appena può, sparisce dalla Svizzera, ma secondo la Sua formulazione, io non ho radici in Svizzera, mia moglie invece si.

Sempre a proposito della restrizione: Lei sa di aver violato con la Sua sentenza la Carta europea dei diritti dell’uomo e la Convenzione ONU sui diritti del bambino e lo dimostra al punto 12. Invece, a quanto pare, non si rende conto di aver pure violato il buon senso, l’equità di giudizio e distanza che il Giudice dovrebbe tenere dalle persone coinvolte, esaminando i fatti. Anche Lei, come la Pretora, guarda il dito invece della Luna, e pure il dito sbagliato, che appartiene al suo immaginario di me e non a me reale, anima e corpo come sono. Lei si è fatto condizionare da pregiudizi e dallo spirito di corpo, proteggendo la Pretora, che invece ha reagito come una bambina viziata: pestando i piedi e punendo chi le era antipatico e le creava angoscia. Una prova di forza dove il perdente sono, in apparenza, io, ma dove la Giustizia, quella vera, esce con le ossa rotte. Supponenza di chi detiene il potere e lo usa per lucrare e fare carriera, anche camminando sugli innocenti, a volte persino bambini.

Mi sono stancato di dirle le cose che Lei già sa. Voglio concludere sperando che Lei abbia almeno avuto la pazienza e la cortesia di leggere quello che scrissi. Sono metà delle pagine che Lei consumò per insultarmi e umiliarmi e dovevo risponderle. Non l’ho ne insultata ne umiliata, anche se a tratti sono stato rude nel linguaggio. Lo consideri come sconto per il torto che ci ha fatto.

Con dovuta stima,

Nomen Namen

Volevate sapere come “funzionano” le mummie al Palazzo di Giustizia? Seviti! Maltrattano i bambini.

Il Pretore Matteo Pedrotti naturalmente non riformò la decisione della collega fino a quando io non decisi, tre anni più tardi, di passare dimostrativamente un fine settimana con mio figlio a Juan Les Pines in Costa Azzurra e gli mandai le foto. Mio figlio era felice e Matteo “testa di legno” lo vidi per la prima volta arrossire. Mi rimase il dubbio: era vergogna o rabbia? Il passaporto Sloveno di mio figlio però non lo vidi più.

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  1. Christian
    13 aprile 2011 alle 10:23

    Hai ragione, ma è ingiusto per me sapere, che sono padre e soffrirei se non potessi ogni giorni guardare negli occhi mio figlio, sapere che ci sono padri che invece fanno di tutto per sottrarsi ai loro doveri e nessuno in questo caso li giudica o li punisce. Nessuno può obbligare un uomo a fare il padre, ma troppe persone possono obbigare un padre a staccarsi dal proprio figlio, dall’alto delle loro posizioni. Casi come i tuoi mi fanno venire le lacrime agli occhi, perchè io non potrei sopportare di non vedere più lo sguardo sorridente di mio figlio e il suo entusiasmo nel crescere con me accanto.

  2. Christian
    13 aprile 2011 alle 02:42

    Mio caro amico, rispetto per te e per quello che hai fatto per tuo figlio!! Rispetto per quello che hai dato a noi Ticinesi e hai fatto per la Svizzera, pur non essendo Svizzero.
    Mi piacerebbe avere informazioni maggiori sul tuo caso.. io vivo il caso contrario. Ho sposato una donna con una figlia e il padre fa di tutto per non stare con sua figlia… casi della vita.
    Saluti

    • 13 aprile 2011 alle 08:44

      Cristian, l’amore è la chiave di tutto. Le prime mani che raccolsero mio figlio, quando venne al Mondo, erano le mie. Siamo uomini (e donne) tutti diversi ma i giudici politicizzati seguono solo gli ordini superiori, e dei nostri figli non le importa nulla. Sono una specie di pedofili al rovescio: odiano i nostri cuccioli e si sfogano su di noi, padri. Non amare un figlio è un male ma non è un crimine, un sistema, che distrugge ed esilia un uomo per togliere a un bambino suo padre è marcio e i giudici (pretori, procuratori) e avvocati che lo fanno (come Matteo Pedrotti, Manuela Minotti Perucchi e Lorenzo Medici) sono dei criminali.

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