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Pillole: Il Palazzo


Al Jazeera ha intitolato il suo articolo di venerdì: The Arab Awakening : The Death of Fear (Il risveglio Arabo: La morte della paura). Al Jazeera la vede in prospettiva Araba ma tutto il Mondo si sta risvegliando, in tutto il Mondo muore la paura. Questa morte è l’inizio del nuovo rinascimento. Iniziò tutto con rivolte private e proteste poco pubbliche. Poi venne Assange e fu come un segnale di via: tutto il Mondo si rese conto della falsità di concetti, che i governanti ci hanno propinato negli ultimi 100 anni: una visione estremamente conservativa a beneficio di pochi.

Dr. Paul Josef Göbbels

Dr. Paul Josef Göbbels

Grazie a questi concetti falsi abbiamo avuto la due guerre Mondiali, un Göbbels, un Hitler, un Stalin, la guerra di Corea, del Vietnam, milioni di morti in Cambogia e centinaia di piccoli Stalin, tutt’ora al potere, sparsi in tutto il Mondo con beneplacito dei governi democratici e con la compiacenza silenziosa e neutrale di quello Elvetico. Così come caddero i regimi comunisti così venne il turno di tutti gli altri. Il progresso va avanti e chi si siede sul freno prima o poi si brucia le chiappe. Ho detto chiappe? Ho detto chiappe! Quella parte anatomica del corpo umano che la maggioranza dei vecchi asmatici, arteriosclerotici, alzheimerici, gotici e nosocomiofobici abitanti del Palazzo di via Pretorio hanno incollato con colla al cianato sulle poltrone. Già il Palazzo stesso e un orrore. Opera dell’esimio architetto Bruno Bossi fu affidata allo stesso anche per l’estensione di via Emilio Bossi, dove questo signore si dimenticò che i tempi sono cambiati e che ci voleva magari l’aria condizionata e l’ingegneria meno “classica” d’anteguerra. Il sotterraneo, dove sono ubicate anche le carceri provvisorie della Polca e dei tribunali, e situato sotto il livello del lago e non e costruito come una piscina a rovescio. Se si guastano le tre pompe o se arriva una piena con simultanea interruzione di corrente, i prigionieri muoiono affogati come topi nell’acqua e nella pupù dei giudici insieme ai depositi d’armi, archivi e …. centralina elettrica.

Nel 2009, in vista della riattazione, gli Architetti: Mino Caggiula, Giorgia Cantoni, Andrea Pella e Prof. Ing. Sergio Tami, scrissero:

In particolare, data per conclamata la rappresentatività dell’edificio, che dispone di un prospetto su strada caratteristico, formale e significativo, si deve pensare ad un intervento che non vada ad intaccare la facciata principale e mantenga – e se possibile rafforzi – gli elementi di identificazione dei cittadini nell’istituzione che l’edificio rappresenta.

Il concept (concetto!!!) deriva dalla concezione del Palazzo di Giustizia come luogo in cui la società intera giudica i propri errori attraverso i reati dei propri individui, cellule-membra di un unico corpo (la società). Come per il sangue che porta ossigeno alle membra del corpo umano, sangue che attraverso il cuore viene depurato e rimesso in circolo, così nel Palazzo di Giustizia ENTRA l’individuo-società “in cerca di giustizia” ed ESCE “come nuova linfa sociale”

Palazzo di Giustizia; sullo sfondo Palazzo Massonico. Alineati e coperti. (Photo Courtesy: Corriere del Ticino)

Signori, oltre a quest’esemplare prova del vostro lecca-deretanismo puro, il Palazzo è un orrore architettonico e va cambiata soprattutto la facciata, tanto l’interno lo può cambiare solo una rivoluzione. Mentre scrivo queste righe mi accorgo che ascolto in sottofondo Vangelis con la musica del film I Carri di Fuoco. Inspirante. Il fuoco.

L’errore anatomico e l’orrore grammaticale a parte (il cuore non depura un bel niente!) in quel palazzo la Società non giudica nulla, sono i geriatrici membri della Società consumata e trapassata che tentano di fermare il futuro, a guadagnarsi qualche spicciolo per morire milionari e a lasciare ai loro rampolli lo scettro del Potere Giudiziario. Perché nulla cambi. Ma, i giovani, desiderosi di fare carriera, alcuni persino con ideali e voglia di creare un futuro diverso, dove sono? Ci sono e si faranno vedere presto. Il risveglio verrà anche per loro, la paura morirà pure in Ticino e le mummie del Potere Giudiziario saranno defenestrate insieme ai loro sostenitori e opportunisti tirapiedi.

Volete un Palazzo di Giustizia più moderno e senza spendere un soldo? Seguite il consiglio che esternò un giorno al Caffè Lugano (quello al piano-terreno del palazzo Massonico) l’ex Procuratore Pubblico Generale Dr. Avv. Luca Marcellini: “Il problema del sovraccarico di lavoro della giustizia Ticinese si potrebbe risolvere non assumendo altri giudici e procuratori ma licenziandone due terzi. Così, il rimanente terzo finalmente non si dovrebbe più inventare indagini, cause, ricorsi, proroghe, assunzione di prove, perizie, consulenze tecniche e appelli per giustificare la propria inutile esistenza. Purtroppo il Gran Consiglio mi ha chiuso la porta in faccia. Non posso cambiare nulla.”. Disse, e lasciò l’incarico. L’avvocato Francesco (detto Franco) Ballabio annui. Lui era già fuori; gli avevano affidato il comando della Polca (questa mi piace: ricorda la mazurca, il valzer, l’allegria della musica Viennese) e del mestiere di avvocato–penalista non gli importava più nulla. Morì in circostanze mai chiarite, nell’anticamera del suo mini appartamento sopra il bar, dove poco prima aveva bevuto un caffè in compagnia di due sconosciuti. La Lugano-bene si scandalizzò quando seppe che ebbe un figlio segreto (che gli assomiglia come una goccia d’acqua!) ma nessuno si domandò ad alta voce perché un avvocato-penalista, ex-divisionario, ex Capo Polca, odiasse tanto la Magistratura Ticinese da buttare alle ortiche una proficua carriera e decise di stare il più lontano possibile da quel Palazzo.

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