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Pillole: attentato


Questo blog ha finora provocato molto nervosismo e migliaia di telefonate a tutti i livelli ma ieri pare che avesse fatto un salto di qualità. Il fatto, che il suo contenuto non viola la privacy di nessuna persona privata (raccontare i fatti che riguardano i personaggi pubblici non è reato) e non diffama nessuno poiché espone solo i fatti nudi e crudi, lo rende inattaccabile e inamovibile con metodi legali, potrebbe far cambiare la strategia difensiva dei personaggi coinvolti, ponendoli aldilà dei limiti di legalità. Detto in parole intellegibili anche ai meno acuti: qualcuno potrebbe pensare di pagare un sicario per farmi tacere.

Già successo.

Ecco le prove, senza fronzoli e senza giri di parole.

In quel tempo decisi di far conoscere a mio figlio, che frequentava l’Istituto Elvetico, anche un’altra forma di Credere e servire Dio; quella del movimento dei Focolarini. Io stesso ne ho fatto parte da quando sedicenne aiutavo a stampare al ciclostile le prime copie della rivista e pensavo che fosse giusto che conoscesse il modo di vita di questa comunità. Venerdì, 24 settembre 2004 lo prelevai alla scuola e andammo a casa a prepararci. Era una sorpresa. Lui non ne sapeva nulla prima, e durante la telefonata serale informò entusiasta la madre. Sabato mattina partimmo alle nove passate. Nello specchietto retrovisore vidi a più riprese sempre la stessa automobile, ma il traffico sulla Milano-Laghi e sulla tangenziale ovest era intenso e non ci feci caso più di tanto. Pochi chilometri dopo Lodi, a circa 150 metri dal viadotto vicino al naviglio, udì un gran colpo sul paraurti davanti a destra, ma non potei fermarmi.

Ricevuta del rapporto di polizia

Viaggiavo velocemente sulla corsia di estrema sinistra e, tra auto, roulotte e autocarri sulle altre due corsie, sarebbe stata una catastrofe già una lieve deviazione. Avevo solo il tempo di vedere un furgone bianco chiuso, parcheggiato sul ponte. Visto che la mia automobile non deviò continuai fino alla prossima area di sosta e chiamai la polizia stradale. Il paraurti aveva un foro passante della grandezza di un manico di scopa. Ci avevo infilato una stanghetta di plastica e la linea continuava retta attraverso due lamiere, un parafango di plastica, passando a 5 mm dal pneumatico e poi attraversando il parafango dalla parte dell’abitacolo e uscendo a livello del cerniere della portiera di sinistra. Che cosa potesse avere una tale velocità e la forza penetrante? Io optai pronto per un proiettile. I poliziotti ritornarono invece sul luogo e tornarono a mani vuote. Non fu trovato alcun pezzo metallico a sostegno della loro idea sulle cause accidentali. Se “l’oggetto” avesse colpito la ruota, non ci sarebbe rimasto più nulla né di mio figlio, né di me, e pochissimo della macchina contorta e bruciata.

Foto: Polizia Scientifica di Zurigo

Lunedi portai la vettura al servizio. L’assicurazione rifiutò di coprire i danni. La riparazione mi costò 1’974.70 franchi, ma feci le foto dettagliate e mi portai via il paraurti danneggiato.

Presi contatto con la Polizia Scientifica di Zurigo e il 4 febbraio 2005 consegnai il paraurti all’ingegnere incaricato. Dopo sola mezzora mi diedero la risposta orale che poi confermarono per iscritto il 28 di aprile 2005: pallottola tipo Brenneke, calibro 12 o 16.

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Qualcuno aveva sparato ad un cinghiale che nella provincia di Milano non si è visto negli ultimi 150 anni. Presentai la denuncia a Lugano e a Lodi. Lugano si dichiarò incompetente e Lodi disse che mancava la collaborazione Svizzera per acquisire i dati di telefonini e utenze fisse. Finalmente la Procura di Lodi assunse il caso, ma dall’agosto 2007 non ricevetti più alcuna risposta ai solleciti.

Slug

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Alla fine del 2007 arrivò la notizia ANSA. La polizia di Lodi aveva arrestato nel vicino campo Rom un uomo per atti di violenza sulla moglie. Nella sua casa (non una roulotte, camper o baracca!) la polizia trovò un fucile calibro 12 con canna extra-lunga, e due scatole di proiettili Brenneke di provenienza Svizzera.

Mi dovetti sedere dopo aver letto il cognome della signora aggredita. Era quello di una paziente della madre di mio figlio, mentre quella faceva lo stage in un ospedale di Milano al tempo dello sparo.

Matteo Pedrotti conosce questi fatti e ha ricevuto una copia sia del rapporto della Polizia Autostradale di Lodi che dell’esame di laboratorio della scientifica.

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  1. 28 marzo 2011 alle 21:47

    Grazie per numerosi messaggi di solidarietà, che mi avete mandato. Grazie anche a quella gentile signora, che ha minacciato di denunciarmi per aver pubblicato il rapporto e le foto della Polizia Scientifica di Zurigo. Spero proprio che lo faccia, Signora! Potrà saggiare di persona come funzionano le cose in via Pretorio.

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