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L’amara Festa del Papà


Solo come (con) un cane. Dov’è il papà?

Mio figlio vive segregato e sequestrato da sua madre e da quelli che le hanno tenuto il sacco, ma pensa a suo padre e sussurrando gli grida: Buon Compleanno, Buon Onomastico e Buona Festa del Papà, paps! Ho un nodo in gola ma voglio scrivere questo Blog di guerra fino in fondo.

Dedicherò questa festa del papà a uno di quelli che, una volta incontrato, non lo dimentichi più per il resto della Tua vita. Un papà, marito, uomo, tutto di un pezzo, che passa le giornate, chino sul proprio lavoro, con impeccabile senso del dovere e certosina precisione nel portare a termine il proprio compito.

Lo fanno molti papà; camionisti, muratori, ingegneri, elettricisti, meccanici e carpentieri, tutti produttori, ideatori, creatori del progresso e dello sviluppo. Poi vengono (nel mio ordine di preferenze) quei papà che non costruiscono, ma in un certo senso aiutano la società a crescere e ad alleviare le pene della gente. Sono i medici, infermieri, ma anche commercianti, pompieri, finanche i preti, una specie purtroppo in via d’estinzione a metà strada tra uno psicologo e il soldato dell’Esercito della Salvezza. Seguono i papà socialmente semi-inutili: bancari, impiegati, contabili, statali e meteorologi (non ne azzeccano una, perché dovrebbero incassare lo stipendio?). Sui poliziotti ho dei dubbi, che invece non ho quando gli stessi uomini vestono le tute dei pompieri. Sono ammaestrati ad ubbidire e quando picchiano qualcuno mi fanno venire la voglia di improvvisarmi il Chavez della Confederazione e come dittatore dar loro la giusta razione di educazione civica e rispetto, magari con il loro stesso manganello. D’altra parte sono una specie socialmente indispensabile se non proprio utile, quando ammanettano i criminali e aiutano le vecchiette ad attraversare la strada. Mi piacciono come compagni di poligono e di grotto ma li odio in tuta antisommossa o nascosti dietro un cespuglio con il radar. Poi vengono i papà socialmente nocivi: politici, deputati, Granconsiglieri, Consiglieri di Stato, avvocati e vari esperti di cose tanto inutili quanto fasulle.

Ho omesso qualcuno? Siiii, il mio festeggiato! Ma non fu un’omissione per dimenticanza, bensì poiché lui non entra in alcuna categoria già nominata. Lui ha una categoria tutta sua, popolata da molti consimili e “fratelli” anche nel senso occulto e segreto. Lui è un distruttore totale, un giudice, un pretore, e si crede demiurgo nel suo delirio missionario d’onnipotenza. Un pupazzo di legno, socialista, papà, e persona pubblica della quale mi è lecito e consentito comunicare urbi et orbi nome, cognome e malefatte, ma non l’indirizzo di casa per non assumermi la responsabilità se a qualcuno gli venisse l’idea di fare giustizia a modo suo.

A me questa insana idea mi è venuta. Ho fatto le valigie e mi sono spostato 8’000 km più in là. Non voglio morire come un assassino, nemmeno se solo per vendicare mio figlio. Ma che diamine! Alcuni di voi (quelli che non sanno e che non vedono oltre i filtri e le proiezioni del Potere) si chiederanno che cosa mai avrà fatto Matteo Pedrotti per meritarsi l’ultimo cerchio dell’Inferno Dantesco? Sarò brevissimo: ha fatto (e continua a fare) quasi tutto quello che una persona retta non avrebbe mai dovuto manco pensare. Ha distrutto tutti quelli che si sono avvicinati al suo scranno, ha maltrattato i bambini, ha torturato i padri, ha dilapidato patrimoni altrui, nell’esercizio della propria professione ha rubato (depredato) i soldi dei privati e dello Stato, ha favorito i nullafacenti compagni di merende (avvocati, esperti, tutori, membri delle CTR, assistenti sociali e servizi pubblici inutili di ogni tipo), ha sostenuto un sistema profondamente parassitario e nocivo, che lui stesso avrebbe invece dovuto debellare e reprimere. Lui vi dirà che non ne ha colpa se gli è toccato il mestiere del boia ma mente: nemmeno il boia fu mai obbligato a scegliere proprio quel “lavoro”.

Mi chiedete che cosa ciò significa in sostanza? Nel comunicato stampa di mercoledì del Movimento Papageno, il Presidente Gianfranco Scardamaglia ha scritto:

“È sempre maggiore il numero dei bambini che crescono in “famiglie monoparentali”, vale a dire con la metà di ciò di cui hanno bisogno. È probabile che essi saranno solo la metà di ciò che dovrebbero essere!”

No, caro Gianfranco, la matematica sociale fa uno-più-uno uguale quattro. I genitori si complementano, moltiplicano e aumentano. Quando Matteo Pedrotti, nel nome dei suoi ideali politici e sinistrosi uccide (si, uccide!) uno dei genitori, lo toglie al bambino insieme al moltiplicatore parentale. Il genitore, che rimane al potere devia e distorce, isola e mutilla il bambino, che viene privato di tre quarti di quello che ha bisogno per una crescita sana e prosperosa. Lasciando agire questi mostri (questo mostro!) compromettiamo il nostro stesso futuro, il progresso della società nella quale siamo cresciuti e della quale siamo responsabili, nonché la vitalità della nostra cultura centro-europea, della quale siamo orgogliosi.

Esporrò in un altro articolo i fatti concreti e i documenti, con preavviso per persone sensibili. La lettura di questo blog può essere nociva per la loro salute psico-fisica e può affondare le loro convinzioni antecedenti sulla giustizia e sul potere costituito.

Per questa volta: Buona Festa del papà, Matteo Pedrotti, che almeno i Tuoi figli siano felici, fino a quando non scopriranno che razza di pantegana hanno avuto per padre.

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